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SCUOLA/ Concorsi e titolarità delle cattedre, alcune idee per cambiare

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Semplice. Non occorre limitare i concorrenti, basta stabilizzare i vincitori di concorso secondo le stesse norme in vigore nei comuni, ed eliminando la trasferibilità nazionale. Si partirebbe  consentendo i concorsi di istituto e limitando agli stessi o ad aree ristrette circostanti la trasferibilità. Sarebbe da subito un miglioramento assoluto della situazione. 

Personalmente propendo (ma non in alternativa) per una maggiore dimensione sia della base concorsuale che della titolarità.

 Ad esempio se si creasse una dirigenza scolastica distrettuale (vista anche la tendenziale scomparsa delle province) con una dimensione di circa 200mila abitanti con 2mila nati all'anno e quindi circa 20mila alunni nelle scuole e 2mila insegnanti, si avrebbero gli strumenti organizzativi di una media città. Il personale vincitore di concorso sarebbe titolare del distretto e quindi utilizzabile su una platea di 20-25 istituti scolastici molto stabile rispetto alle fluttuazioni degli alunni.

La creazione dell'ufficio scolastico distrettuale (Usd) e quindi del relativo dirigente potrebbe liberare i singoli istituti da tutte le incombenze burocratico-amministrative del personale che impediscono ai dirigenti scolastici di occuparsi della didattica. Infatti il personale sarebbe dipendente dell'Usd con utilizzo in specifici istituti. L'enorme flessibilità così acquisita consentirebbe un'effettiva gestione del personale con una semplicissima soluzione degli esuberi annuali ma anche col trasferimento senza particolari procedure ad altro istituto di docenti con problemi e situazioni limite. Chi è nella scuola li conosce bene e conosce anche l'enorme disagio generato dall'impossibilità di risolvere queste situazioni.

La figura del direttore didattico di istituto diventerebbe allora più limpida e semplice. Si potrebbe anche pensare a direttori didattici di plesso (gli edifici scolastici o plessi sono circa 40mila raggruppati in circa 10mila istituti con presidenza e segreteria) come sbocco di carriera per gli insegnanti migliori.

Ricordo che in Finlandia la dimensione dell'istituto scolastico è di circa 150 alunni nella scuola primaria e di circa 300 nella scuola secondaria. Inoltre lì il personale scolastico dipende dai comuni, è dipendente comunale.

Sento già il grido di dolore del docente transumante e dei suoi difensori. Ma non c'è scampo. Pensare anche solo minimamente agli alunni rende necessario abolire la transumanza sia dei docenti che dei dirigenti. Col mio modello ci sarebbero circa 300 dirigenti distrettuali abolendo però circa cento uffici provinciali, dove peraltro esistono enormi differenze perché si capisce subito la differenza tra la gestione di una provincia come Milano e quella di Macerata dove tutti i presidi si conoscono e vanno spesso a cena col provveditore. Ci sarebbero 40mila direttori didattici di plesso con carriera totalmente docente, con l'abolizione però di 10mila dirigenti di istituto costosi ed assolutamente inadeguati sia rispetto alle esigenze didattiche che a quelle amministrative.

Inoltre a tutti gli amanti dell'equità chiedo: ma come fanno a spostarsi i dipendenti comunali o provinciali o regionali, ed i dipendenti privati? Se il diritto alla transumanza fosse così universale dovrebbe essere concesso a tutti ed invece viene accordato solo là dove fa più danno, cioè nelle scuole dove crescono i giovani.

Capisco che si possano trovare anche altre dimensioni territoriali per la stabilizzazione e la razionalizzazione. Io ne propongo una semplice e con costi assolutamente sopportabili, non superiori, anzi, forse inferiori rispetto a quelli attuali.

Sarei felice di sentire altre proposte vere.



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COMMENTI
21/02/2015 - cattedre (roberto castenetto)

Ottimo modello, che permetterebbe, tra l'altro, un stabilità di organico in territori corrispondenti alle attuali Province. In questo modo si potrebbe sviluppare un modello educativo inserito nel territorio, capace di valorizzare le sue peculiarità storiche, culturali ed economiche, che rischiano di scomparire con l'abolizione delle province.