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SCUOLA/ Tfa, cose da supereroe per caso

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Insomma, qui nella scuola dove sono docente sembra che lo sanno anche i muri che non basta un filmato a rendere buona la scuola, ma si insiste solo su questo; là dove studio per diventare docente lo sanno che non serve studiare anche il modo in cui l'ascia di bronzo è forgiata per rendere buona la scuola, ma si insiste solo su questo. Mi chiedo se sto facendo la cosa giusta, se per caso non hanno ragione Carlo e Lorenzo, se vale la pena di soffrire così. 

Poi mi capita di sentire un altro collega, una storia che sembra inventata da Kafka e invece è uno che ha avuto la mia stessa idea ma una fortuna diversa. Ecco, qui divento un po' come Omero e lascio che sia lui, questa specie di Ulisse rognato a raccontare come al Tfa non ci sia neanche arrivato.

Attento, mi dice: io ho fatto tutta la trafila che hai fatto anche tu, ma io per il greco e il latino. Non eravamo tanti come voi, mi dice, ma comunque un bel po'. Ma anch'io sono bravo — mi dice — e passo il quizzone, lo scritto, l'orale. Ho un punteggio che sono appena sopra il decimo posto. Mi frego le mani, vedrai che riesco a insegnare, vedrai che bello sarà, mi dico. E invece ecco che l'università mi comunica che i posti per il Tfa qui riservati per questa classe di concorso arrivano giusto fino al dieci (orca, penso, questo qui è davvero meno fortunato di me). Sì, dice lui, perché intanto mi fanno sapere (ma davvero? Ma chi? Il signornonsochi si è premurato di dirti 'sta cosa?) che forse si può avere un posto a Vercelli o a Pavia o a Venezia, chissà. Davvero? chiede l'Ulisse che adesso racconta, davvero posso forse sperare? Cosa sarà che lo fa sperare? Passano i giorni, passa anche un mese. L'Ulisse telefona e chiede: ma allora, c'è un posto per me? Anche lontano, ma visto che ho vinto il concorso, che ho preso dei voti che mi hanno fatto arrivare appena sopra il dieci su cento, avrò diritto ad avere 'sto corso, no? Nessuna risposta. Lo sapevo, lo sapevo che non era bello sperare: ma non glielo hanno mica comunicato. Ma no, all'Ulisse hanno detto che se non avesse ricevuto entro un tot la risposta, doveva ritenersi escluso. Ma fino a quando, escluso? E potrei comunque rientrare  nel prossimo corso, avendo passato gli esami, avendo avuto un ottimo punteggio finale? Tutte domande che non hanno trovato risposta: in quel tot nessuno ha avanzato richieste per lui, non l'hanno chiamato in laguna, in mezzo ai campi di riso, nemmeno dai miei amici di Parma. E allora, Ulisse, cosa fai? Ulisse continua a girare nel mare di supplenze piccole o brevi, leggendo il suo amato tragico greco, un destino che in fondo era scritto, dice con un ghigno disperato. Ma può uno stato che investe nella scuola, anzi nella buona scuola, trattare così i suoi figli migliori? 



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