BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Usare i "social" in classe? Gli studenti dicono di no...

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

E certamente è così. Ma ciò può anche fornire un modo diverso di essere partecipi: se a lezione sorge un dubbio su una nozione o un dettaglio, ecco che in un attimo il più svelto ha già trovato la data o il nome giusto (sempreché wikipedia non lo abbia tratto in inganno). Allora è possibile utilizzare i social per fare scuola?

L'ho chiesto ai miei allievi, e un po' a sorpresa mi hanno detto convintamente no. Troppo superficiale la comunicazione, troppo rapida la lettura, troppo artificiale il dialogo.

Certo, ormai tutti sfruttiamo la comodità e la velocità dei social media. Perfino le email sono uno strumento vecchio e poco usato dai ragazzi. Solo gli adulti un po' attempati credo consultino la posta compulsivamente più volte al giorno. E allora ecco che per una comunicazione veloce, per un cambio di programma all'ultimo minuto, per un avviso urgente alla classe ricorriamo a Whatsapp.

Per Facebook il discorso è più complesso. Innanzitutto proporlo come mezzo didattico significa dare per scontato che tutti i ragazzi e i docenti lo utilizzino, mentre non è così. Non tutti sono disposti a lasciare dietro di sé quella traccia di dati così appetibile e appetita dagli analisti del marketing. E poi, come è noto, è sempre molto difficile restare nei limiti di un rapporto docente-alunno: l'amicizia su Facebook travalica facilmente in una confusione di ruoli. Ma ad esempio la possibilità di rimanere in contatto con tanti ex-alunni, seguendo a distanza i loro passi nel mondo dell'università e del lavoro, continuando a condividere con loro consigli di lettura, articoli, scoperte e  passioni intellettuali sembra dare una nuova possibilità, aprire a una nuova stagione, più adulta e matura, il rapporto docente-alunno. 

Fra i ragazzi, come ogni insegnante ha di certo sperimentato, Facebook può funzionare da moltiplicatore nocivo delle normali dinamiche adolescenziali: i bullismi, le ripicche, i meccanismi di esclusione, i pettegolezzi crudeli girano velocissimi e con un raggio molto più ampio, con conseguenze non sempre controllate. D'altra parte, i gruppi social sembrano avere molte potenzialità didattiche, per comunicare scritti, immagini, esercizi. Ma anche per invogliare a partecipare, a coinvolgersi, a imitare esperienze positive, a incontrarsi. La condivisione dei testi poi offre molte chances nel promuovere il lavoro cooperativo, la ricerca di gruppo, l'auto-aiuto fra studenti.

Un utilizzo positivo dunque sicuramente ci può essere e forse si preciserà meglio in futuro. Non vediamo ancora chiaramente in questo campo, e lo spazio per sperimentare e innovare è ancora tanto. Ad esempio, non è così chiaro se i supporti elettronici che usiamo per leggere siano altrettanto efficaci per studiare o memorizzare un testo. Resta però che qualunque idea si abbia di scuola, al centro ci sarà sempre il rapporto personale e realissimo fra i protagonisti dell'avventura dell'imparare e del ricercare insieme. La passione, il rigore, la fatica, la gioia dello studio si contagiano nello scambio personale. Se il social aiuta, ben venga. Non bastano i tweet delle allodole, la scuola deve aiutare ogni ragazzo ad accendere la sua lampada.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.