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SCUOLA/ Dai docenti alla "lingua 2", la riforma di Renzi può sbandare...

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Sì, una sorta di percorso personalizzato costituito da un curricolo base uguale per tutti e un gruppo di materie opzionali a scelta dello studente, cui si affiancano anche materie facoltative. La finalità sarebbe quella di adattare i percorsi formativi alle attitudini/esigenze degli studenti, anche in vista della scelta universitaria e lavorativa. Sappiamo tutti che non si tratta di una novità: era già contenuta nella riforma Moratti, anche se riguardava tutto il percorso quinquennale; la successiva riforma di tecnici e professionali ha cancellato la legge Moratti (peraltro sul punto fortemente osteggiata dalle scuole) e con essa anche l'idea di un percorso di studi flessibile.

Ma lei cosa pensa in proposito?
Siamo convinti, come lo eravamo dieci anni fa, che la personalizzazione dei percorsi costituisca una grado di libertà in più che non può fare altro che bene alla formazione degli studenti. Tutto dipende però da come sarà impostato il sistema delle opzioni: saranno le scuole a decidere le materie o sarà ancora il ministero centrale a stabilire per tutti il "paniere"? E ancora, quali supporti avranno gli studenti per orientarsi? Ci auguriamo poi che l'aver limitato la flessibilità al triennio finale non diventi presupposto per il varo di un biennio iniziale unico, che sarebbe peraltro incongruente e in contrasto con la successiva liberalizzazione dei curricoli. 

In una recente intervista il sottosegretario Faraone, dopo aver dichiarato che «la carriera è un diritto degli insegnanti», ha lanciato l'introduzione di due nuove figure di docenti: il "mentor", centrato sulla didattica, e il "quadro intermedio", destinato a fornire supporto organizzativo alla scuola. Le due figure, che diventeranno stabili una volta conseguita la qualifica, dovrebbero coinvolgere non più del 30% dei docenti in ciascuna scuola, saranno retribuite in modo specifico e costituiranno prerequisito per accedere alla dirigenza scolastica e alla carriera ispettiva. A lei cosa sembra di questa ipotesi?
Dico che siamo di fronte a figure professionali in sostanza già presenti nella scuola, frutto, soprattutto la prima, della capacità tutta italiana di trovare soluzione ai vari problemi che le istituzioni con la loro normativa ordinaria producono ma non risolvono. Il fatto che vengano istituzionalizzate, riconosciute dal punto di vista della carriera e remunerate economicamente meglio di oggi non può che trovare il nostro consenso; in particolare la prima, legata alla didattica e al tutoraggio, alla quale finora sono arrivate solo le briciole della contrattazione d'istituto…

Ma…?
Non è chiara, però, la connessione di questa forma di carriera con la progressione "per merito" proposta dalla "Buona Scuola"; in altri termini, se si affiancherà ad essa, con una vita propria, o se diventerà parte integrante della già tanto discussa e rifiutata valutazione ai fini degli scatti stipendiali. A nostro parere sarebbe più logica la prima ipotesi. Aggiungo che non ci piace la rigidità della figura che emerge dal fatto che la posizione, in quantitativo giustamente contingentato, sia data per acquisita una volta per sempre, a scapito di quanti — magari più giovani — potrebbero aspirare ad acquisirla.

E sull'accesso alla dirigenza? 



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COMMENTI
03/02/2015 - La Buona Scuola sorpassa in corsia d’emergenza (Vincenzo Pascuzzi)

La ben nota o famigerata Buona Scuola rischia seguire la stessa sorte del viadotto Anas di Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento, crollato appena un mese fa per errori nella progettazione, nell’esecuzione dei lavori e per la fretta di consegnarlo. Anche i presidi avvertono questo rischio e lo denuncia preoccupato Tino Giardina, presidente di Diesse. Il mondo della scuola ha bocciato sonoramente questo progetto frettoloso, lacunoso e velleitario di riforma-non riforma perdippiù a costo zero. Renzi ha allora imposto una pausa di 2-3 mesi a un iter anomalo tutto fuori del parlamento e che ha ignorato le rappresentanze di docenti, presidi e ata. Ora si lasciano filtrare ad arte ipotesi di ricorso a un decreto-legge, magari da approvare sotto il ricatto della fiducia e asfaltando deputati e senatori. Sono ipotesi irrealistiche, assurde e provocatorie vista la complessità della materia e considerato il tempo lasciato trascorrere dal 24 febbraio 2014 (“La scuola è la priorità"). La Costituzione (art. 77, c. 2) riserva i decreti legge ai “casi straordinari di necessità e d'urgenza” non certo al capriccio, ai ritardi e all’inettitudine dei governi e dei ministri.

 
03/02/2015 - buona scuola (roberto castenetto)

Personalizzazione dei curricula? Facciamo degli esempi? Nel triennio di un liceo scientifico togliamo italiano e mettiamo inglese? Oppure togliamo scienze e mettiamo, che ne so, educazione alimentare? Togliamo latino e mettiamo economia? Suvvia, siamo seri! Tutti sanno che i curricula della scuola superiore italiana corrispondono alle materie da secoli ritenute fondamentali per la formazione di uno studente. Poi si potrà potenziare una disciplina a scapito di un'altra, ma i margini operativi sono minimi, a meno che non si voglia far rimanere a scuola gli studenti per 40 ore alla settimana, come in fabbrica. Se poi aggiungiamo a queste stupidaggini le pagelle che gli studenti dovrebbero dare ai professori, la creazione di una minicasta di docenti che fanno da corte al dirigente ( come già succede) e l'organico funzionale di rete che distruggerà ogni minimo senso di appartenenza a un istituto, avremo finito di distruggere la scuola italiana, che in alcune regioni funziona ancora nonostante decenni di degrado.

 
03/02/2015 - Come contrastare l'ammodernamento della scuola (enrico maranzana)

1) “La personalizzazione dei percorsi costituisce un grado di libertà in più che non può fare altro che bene alla formazione degli studenti”, personalizzazione che consiste “nella decisione delle materie” da insegnare. 2) “La Buona scuola intende Introdurre nei curricoli alcune materie” scelta che “non lascia margini d’intervento alle scuole”, “una forzatura rispetto alla loro autonomia”. Asserzioni da cui traspare la mancata percezione del modello di scuola veicolato dalla legge. Le materie sono da intendere come “strumento e occasione” per la “progettazione educativa, formativa e dell’istruzione”, un indirizzo sancito dalla legge Moratti del 2003 (cancellata???). Il riferimento dello scritto è la scuola dell’insegnamento e dell’apprendimento (inteso come assimilazione dei contenuti disciplinari) che non coglie la profonda trasformazione (culturale) che la nuova denominazione dell’istituzione implica: il SISTEMA EDUCATIVO è unitario ed è orientato alla “promozione delle capacità e delle competenze, generali e specifiche” degli studenti “per mezzo di conoscenze e abilità”.