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SCUOLA/ Dai docenti alla "lingua 2", la riforma di Renzi può sbandare...

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Sul fatto che quelle figure diventino "precondizione giuridica" per accedere alla dirigenza, tagliando fuori la possibilità al resto dei docenti, abbiamo delle riserve. I prerequisiti per diventare buoni dirigenti non vengono solo da una rigida carriera precostituita; e andrebbero comunque verificati da una preselezione pubblica al momento del concorso. Non conosciamo ancora le modalità di accesso alle due figure, ma dubitiamo che se ne possa disporre nella nuova veste giuridica già da settembre 2015.

A proposito di valutazione, avrà letto che c'è l'intenzione abbastanza decisa di coinvolgere gli studenti anche attraverso l'introduzione di un loro rappresentante (alle superiori) nel nucleo di valutazione. Cosa ne pensa?
Ho visto che avete rivolto la stessa domanda al presidente della Disal, Delfino; concordo in pieno con le sue valutazioni e le sue proposte. Aggiungo soltanto che un coinvolgimento istituzionale nella valutazione della carriera degli insegnanti non corrisponde affatto col mettere gli studenti al centro dell'azione educativa. Sotto questo profilo ben vengano scelte come quella della flessibilizzazione dei percorsi o di una legge quadro per il diritto allo studio, o ancora disposizioni specifiche per la tutela degli studenti in stage o alternanza scuola-lavoro, peraltro anche queste annunciate da Faraone. La valutazione di una qualsiasi attività professionale va sicuramente legata alla soddisfazione di chi da quella professione riceve un servizio, ma non può essere determinata da essa. Nel caso della scuola una scelta del genere non è sicuramente un atto educativo responsabile, mentre assomiglia molto di più ad una "concessione" di sapore puramente demagogico.

Un'ultima domanda. Nelle anticipazioni si parla anche dell'istituzione di una classe di concorso di italiano come Lingua 2 per l'insegnamento agli stranieri, di un incremento fino a 600 ore dell'alternanza scuola-lavoro estesa a tutto il triennio delle superiori.Come valuta queste proposte?
Molto in sintesi, dico che finalmente vengono dati alle scuole strumenti concreti per affrontare seriamente l'integrazione degli studenti di nazionalità non italiana. È ora di finirla con l'idea assurda che basti metterli in classe con alunni italiani per realizzare l'integrazione; il primo vero passo avviene attraverso la comprensione linguistica. L'alternanza scuola-lavoro e i tirocini in azienda si stanno rivelando sempre più carte vincenti per una formazione e un orientamento adeguati al nostro tempo. L'incremento delle ore in alternanza, l'estensione anche al terzo anno e, soprattutto, a tutti i percorsi formativi secondari — licei compresi — costituiscono nell'insieme un fatto indiscutibilmente positivo. Non bastano però le promesse, occorre anche supportare economicamente le operazioni (quest'anno per l'alternanza sono stati erogati solo 11 milioni di euro…) e favorirne lo svolgimento dal punto di vista normativo, coinvolgendo anche tutte le leggi sul lavoro.

Si parla anche di uno "school bonus" per agevolare i finanziamenti alle scuole da parte di privati. 
Anche lo "school bonus" può essere una buona idea, purché non resti — come è attualmente nella "Buona Scuola" — una possibilità riservata esclusivamente alle scuole statali.



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COMMENTI
03/02/2015 - La Buona Scuola sorpassa in corsia d’emergenza (Vincenzo Pascuzzi)

La ben nota o famigerata Buona Scuola rischia seguire la stessa sorte del viadotto Anas di Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento, crollato appena un mese fa per errori nella progettazione, nell’esecuzione dei lavori e per la fretta di consegnarlo. Anche i presidi avvertono questo rischio e lo denuncia preoccupato Tino Giardina, presidente di Diesse. Il mondo della scuola ha bocciato sonoramente questo progetto frettoloso, lacunoso e velleitario di riforma-non riforma perdippiù a costo zero. Renzi ha allora imposto una pausa di 2-3 mesi a un iter anomalo tutto fuori del parlamento e che ha ignorato le rappresentanze di docenti, presidi e ata. Ora si lasciano filtrare ad arte ipotesi di ricorso a un decreto-legge, magari da approvare sotto il ricatto della fiducia e asfaltando deputati e senatori. Sono ipotesi irrealistiche, assurde e provocatorie vista la complessità della materia e considerato il tempo lasciato trascorrere dal 24 febbraio 2014 (“La scuola è la priorità"). La Costituzione (art. 77, c. 2) riserva i decreti legge ai “casi straordinari di necessità e d'urgenza” non certo al capriccio, ai ritardi e all’inettitudine dei governi e dei ministri.

 
03/02/2015 - buona scuola (roberto castenetto)

Personalizzazione dei curricula? Facciamo degli esempi? Nel triennio di un liceo scientifico togliamo italiano e mettiamo inglese? Oppure togliamo scienze e mettiamo, che ne so, educazione alimentare? Togliamo latino e mettiamo economia? Suvvia, siamo seri! Tutti sanno che i curricula della scuola superiore italiana corrispondono alle materie da secoli ritenute fondamentali per la formazione di uno studente. Poi si potrà potenziare una disciplina a scapito di un'altra, ma i margini operativi sono minimi, a meno che non si voglia far rimanere a scuola gli studenti per 40 ore alla settimana, come in fabbrica. Se poi aggiungiamo a queste stupidaggini le pagelle che gli studenti dovrebbero dare ai professori, la creazione di una minicasta di docenti che fanno da corte al dirigente ( come già succede) e l'organico funzionale di rete che distruggerà ogni minimo senso di appartenenza a un istituto, avremo finito di distruggere la scuola italiana, che in alcune regioni funziona ancora nonostante decenni di degrado.

 
03/02/2015 - Come contrastare l'ammodernamento della scuola (enrico maranzana)

1) “La personalizzazione dei percorsi costituisce un grado di libertà in più che non può fare altro che bene alla formazione degli studenti”, personalizzazione che consiste “nella decisione delle materie” da insegnare. 2) “La Buona scuola intende Introdurre nei curricoli alcune materie” scelta che “non lascia margini d’intervento alle scuole”, “una forzatura rispetto alla loro autonomia”. Asserzioni da cui traspare la mancata percezione del modello di scuola veicolato dalla legge. Le materie sono da intendere come “strumento e occasione” per la “progettazione educativa, formativa e dell’istruzione”, un indirizzo sancito dalla legge Moratti del 2003 (cancellata???). Il riferimento dello scritto è la scuola dell’insegnamento e dell’apprendimento (inteso come assimilazione dei contenuti disciplinari) che non coglie la profonda trasformazione (culturale) che la nuova denominazione dell’istituzione implica: il SISTEMA EDUCATIVO è unitario ed è orientato alla “promozione delle capacità e delle competenze, generali e specifiche” degli studenti “per mezzo di conoscenze e abilità”.