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SCUOLA/ Gli "appunti" di Mattarella per Renzi

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Non è certo necessario aver svolto complessi studi di sociologia dell'educazione per scoprire che la scuola non assicura più il posto di lavoro, non assicura la mobilità sociale e la stessa equità è più un miraggio che una realtà. A fronte di queste constatazioni un insidioso dubbio si fa strada in molte famiglie e tra numerosi giovani: cosa serve andare a scuola?

Per molto tempo abbiamo dato per scontato la relazione tra scuola, educazione e speranza nella vita, aiutati dai beni materiali e sostenuti dall'idea di progresso infinito. Oggi questo passaggio è più difficile, perché la crisi di fiducia ha portato con sé anche la crisi dell'educazione e la sfiducia nella scuola. 

Bene ha perciò fatto il presidente Mattarella a ricordarci che la scuola serve — eccome — e che senza scuola dove si studia sodo e ci si forma come persone non c'è futuro. 

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COMMENTI
04/02/2015 - Fraintendimenti (enrico maranzana)

Il paragrafo finale è un chiaro, inequivocabile sintomo del male profondo della scuola: la comunicazione educativa è unidirezionale e l’inadeguatezza della sua sorgente è lasciata fuori dalla scena. Si tratta di una costante, che vizia la definizione della mission dell’istituzione (in rete - Meritocrazia e scuola: una superficialità incredibile!). Ecco alcuni nodi critici: il fondamento del servizio scolastico sono le singole materie, non le qualità dei giovani. L’immagine delle discipline veicolata è statica (“cosa morta” diceva A. Einstein), la loro dinamicità è sconosciuta. L’indicazione dei nuovi regolamenti, che collocano “tra i punti fondamentali e imprescindibili dell’insegnamento la pratica dei metodi d’indagine propri dei diversi ambiti disciplinari” è disattesa. Per questo motivo le scuole certificano le competenze generali ma non le promuovono consapevolmente: la loro evoluzione è considerata una variabile esogena. La progettazione, “sostanza dell’autonomia delle istituzioni scolastiche” è pratica sconosciuta. Sintetizzando: gli accademici, registi delle riforme, non possiedono la necessaria esperienza per ipotizzare percorsi in campo educativo, formativo, dell’istruzione. Ecco perché non sono in grado di percepire la natura del problema.

 
04/02/2015 - A cosa serve la scuola, appunti per Renzi. (Franco Labella)

Una considerazione a margine del sempre chiaro e condivisibile intervento di Chiosso: senza voler far dire al Presidente Mattarella quello che non ha detto esplicitamente ma forse, considerato anche il suo passato ruolo di giudice della Corte Costituzionale e ora di massimo garante della Costituzione, un suggerimento a Renzi potrebbe riguardare la necessità di far ritornare, in tutte le scuole superiori e dopo il riordino gelminiano, lo studio del Diritto e della Carta costituzionale. Pure questo ce lo chiede l'Europa. La buona scuola (senza virgolette) può aiutare a diventare buoni cittadini e può contribuire certamente a combattere l'antipolitica. E di questa necessità Mattarella si è fatto interprete con chiarezza. Se scegliesse di reintrodurre lo studio della Costituzione Renzi darebbe anche senso e coerenza alla distribuzione di copie della Costituzione da lui fatta nelle "disastrate" scuole napoletane qualche tempo fa. Perché un conto è la politica spettacolo ed altro è prendere le decisioni giuste e non demagogiche. Anche quando sono "costose". Perchè se l'istruzione è un costo, provate l'ignoranza come ci ammoniscono ora Chiosso e prima Derek Bok. prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia.