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SCUOLA/ Il "mentore" di Renzi e Faraone? Non funziona, ecco perché

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Davide Faraone, sottosegretario all'Istruzione (Infophoto)  Davide Faraone, sottosegretario all'Istruzione (Infophoto)

Il mentore non valuta, ma agisce all'interno di una cornice generale che è quella della supervisione, la quale è da intendersi come processo formativo per aiutare gli individui a fare meglio il proprio lavoro. 

Il mentore deve perciò essere in possesso di una formazione specifica e deve padroneggiare tecniche e strategie altrettanto specifiche. Il sistema degli scatti di competenza non offre alcuna garanzia in merito. 

In assenza di tali requisiti, anche il mentore corre il rischio di fare la fine di altre proposte che nel corso dei decenni si sono succedute: all'entusiasmo iniziale segue cioè la delusione e, dopo poco tempo, l'abbandono. Se ciò avvenisse la formazione dei docenti continuerebbe a essere in larga parte una scelta individuale e quindi non sarebbe mai ricondotta a sistema: cosa, invece, di cui c'è assoluta necessità. 

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COMMENTI
06/02/2015 - Ahi, il liceo classico (Giorgio Israel)

Con buona pace, Mentore (in italiano) era l'amico di Ulisse e maestro del figlio suo Telemaco. Dal greco Mentor, e identicamente in latino Mentor. L'inglese non c'entra nulla e viene buon ultimo. Vogliamo spazzare via il legame con le lingue classiche persino quando se ne ricorda Faraone?

 
06/02/2015 - una visione semplificata, riduttiva (enrico maranzana)

E’ proprio vero: a scuola le parole sono utilizzate in termini nominalistici, il loro significato è stravolto e la loro valenza sterilizzata. Una superficialità che vizia anche questo scritto. Si consideri l’asserzione: il mentore “si presenta come membro dell’ORGANIZZAZIONE SCOLASTICA”. Il legislatore ha riconosciuto la dimensione del problema educativo e ha abbattuto la corrispondente complessità scomponendolo in sottoproblemi. Per ognuno di essi ha individuato un soggetto cui affidare il relativo trattamento. Di conseguenza l’affermazione “Il mentore non valuta, ma agisce all’interno di una cornice generale che è quella della supervisione” specifica le precedenze: prima si definisce la struttura decisionale e, solo dopo, si possono esplicitare le responsabilità individuali. Una corretta circoscrizione dell’ambito generativo del problema avrebbe fatto risaltare come questo scritto, il sentire comune e LA BUONA SCUOLA abbiano rifiutato di abbandonare l’inefficace modello organizzativo lineare. Anche la frase “intende condividere le CONOSCENZE di cui dispone” deve essere interpretata. La contestualità del significato delle parole è nota: l’istituzione scuola è orientata alla promozione dell’apprendimento (capacità e competenze) “PER MEZZO di conoscenze e abilità”. Ecco il busillis: la fissità, l’indisponibilità alla dilatazione dell’immagine delle discipline impedisce il loro arricchimento con i problemi che ne hanno scandito l’evoluzione e con i relativi metodi di ricerca.