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SCUOLA/ Esame di stato: affidarsi alla cabala o imparare a giudicare?

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La seconda ragione è quella del valore della comunicazione. Parlare con i compagni, confrontarsi con loro, raccontar loro le proprie esperienze è decisivo per imparare a comunicare. Proprio in questi mesi ho visto con i miei occhi e sono rimasto sorpreso da come alcuni studenti che avevano partecipato in questi anni ad un pellegrinaggio a Mauthausen, chiamati a parlarne agli studenti delle medie e di quinta elementare sono stati all'altezza della situazione, dimostrando una capacità ed una padronanza che non avrei immaginato. Questo dimostra una cosa semplice, che quando si ha un'esperienza da raccontare, raccontandola si impara!

Queste semplici esperienze mi fanno dire che il problema della prova scritta di italiano è imparare a giudicare tutto, è trovare dentro il cuore e la ragione l'energia e i criteri per affrontare ogni tematica che si incontri. Più che tentando di indovinare l'argomento per munirsi di informazioni, uno studente si prepara all'esame giudicando il suo oggi, diventando certo delle proprie ragioni e verificandole di fronte ad ogni sfida. Un giovane oggi deve andare all'esame certo che può affrontare tutto, che qualsiasi argomento gli propongano lui lo saprà affrontare.

Pertanto il vero punto di discrimine dell'esame di Stato è che a contare non sono le informazioni che si hanno — tanto non bastano mai! — ma l'allenamento a giudicare. Per questo, più che a tentare di indovinare gli argomenti delle tracce, sarebbe più utile che gli studenti facessero due cose che oggi di fatto non si fanno: in primo luogo aprire gli occhi sul mondo, individuando per quali ragioni ciò che accade li riguarda e tentando di giudicarlo; in secondo luogo, in una scuola che chiede loro analisi su analisi, lanciarsi in un lavoro critico e di sintesi, un lavoro in cui diventare protagonisti, attori di una valutazione personale. 

In tanti anni ho avuto modo di vedere che studenti e studentesse che hanno fatto questo lavoro di esercizio quotidiano di giudizio, altro che "io speriamo che me la cavo", hanno fatto di meglio, hanno vissuto la prova scritta di italiano come occasione per parlare di sé. E questo è il massimo. Quindi una semplice e conclusiva osservazione. Se ogni studente imparasse semplicemente a giudicare, se divenisse certo che gli bastano cuore e ragione, sono sicuro che all'esame sfonderebbe, farebbe faville e sorprenderebbe se stesso e i suoi esaminatori. Basta quindi con le previsioni, e avanti tutta con un quotidiano lavoro di giudizio.



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