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UNIVERSITA'/ Significato, dubbio e verità: l'LHC ha molto da dire anche alla scuola

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Lo LHC al Cern di Ginevra (Infophoto)  Lo LHC al Cern di Ginevra (Infophoto)

Le questioni sollevate, e ogni volta proposte da uno specifico punto di osservazione — dell'astrofisica, della biologia, del diritto, della filosofia — hanno toccato le categorie nevralgiche che informano o con cui si fa la ricerca. Ha aperto il convegno Marco Bersanelli, lo studioso di cosmologia che fra l'altro coordina la progettazione e lo sviluppo del Low Frequency Instrument utilizzato dal satellite "Planck", che ha finalmente fornito la mappa integrale dell'universo della radiazione cosmica di fondo, considerata la lontana eco del big bang. Bersanelli ha ricordato lo statuto della verità scientifica: essa è genuina e parziale — ché l'oggetto vi è ridotto alla sua semplificazione —; è provvisoria e dinamica — ché, raggiunto un traguardo, ne scaturisce una nuova domanda —; ed è additiva — ché è il prodotto di scoperte e cognizioni certe che via via vengono componendo un quadro che non possediamo già intero e che però, a poco a poco, si definisce. 

Un vero, dunque, che matura in evidenza, la quale non si limita al vedere il dato (comunque necessario e irriducibile), ma comporta il riconoscerne il senso, ciò che in modo eminente mette in gioco la libertà del ricercatore. Ora, se si pensa a quale e quanto certosino lavoro di calcolo si sobbarchi un fisico, così dell'infinitamente grande come dell'invisibile submicroscopico, colpisce sentir dire che si rende indispensabile "un'educazione dello sguardo", che presiede tanto alla fedeltà al dato studiato quanto alla decisione che ci vuole nella verifica del dato medesimo.

Dei contributi introduttivi alle varie sessioni, sempre molto interessanti e presto leggibili nella pubblicazione che se ne darà online nel sito dell'associazione, merita qui menzionare quello dell'on. Luciano Violante, magistrato di punta, studioso di diritto penale e, al contempo, importante testimone della storia politica — da esponente del Pci, prima, e della sinistra democratica, poi — e delle istituzioni della Repubblica quale presidente della Commissione parlamentare Antimafia e della Camera dei deputati. Dopo aver fotografato lo stato della nostra civiltà occidentale, e dunque italiana, segnato dall'eccesso d'informazione, dalla banalizzazione, dalla spettacolarizzazione che svuotano di significato il cuore della nostra vita di persone private e pubbliche, Violante si è soffermato sulla nozione di verità in rapporto alla menzogna, per capire in che misura l'una e l'altra siano state e siano produttive nella storia moderna. 

In gioco, si capisce, c'è la fondamentale e mai risolta dialettica tra regimi democratici e totalitarii, che oggi si ripropone. Ma Violante ha avuto la libertà e il merito di andare al cuore della tensione dialettica. Dinanzi al maltrattamento che subisce l'idea stessa di "verità" — incline a scivolare in verosimiglianza e sfumare in probabilità —, egli ha ravvisato la radice del problema nella "crisi del desiderio di significato" — dando così un nome alla drammatica ma generica denuncia del 44° Rapporto Censis (2010).



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