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SCUOLA/ In ansia per la matematica? Il rimedio è un "sentimento"…

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Alla lavagna, tanti anni fa (Foto archivio Indire)  Alla lavagna, tanti anni fa (Foto archivio Indire)

Un maestro non propone/impone un'unica strada (un'unica strategia risolutiva), ma invita l'allievo a scoprire la molteplicità delle strade che permettono di arrivare alla meta prefissata, o meglio ancora, è disposto a scoprirne di nuove insieme. Proprio nella varietà lo studente saprà comprendere meglio quale strada è migliore rispetto a un'altra e per quali motivi. Non dimenticherò mai le due settimane dedicate a dimostrare un teorema sulle catene di Markov per la tesi di laurea triennale: arrivai dal professore con la mia paginetta e mezza di passaggi per dimostrare correttamente il teorema, il professore la guardò soddisfatto e poi mi scrisse in una riga una certa proprietà chiedendomi se l'avevo presa in considerazione. Ovviamente la mia risposta fu no, ma l'aspetto più clamoroso fu che quella riga – solamente una riga – permetteva di dimostrare ciò che io avevo dimostrato in due settimane di lavoro in una pagina e mezza! Compresi l'importanza, la bellezza di quella riga dopo tutta la fatica fatta per quella pagina e mezza, come l'escursionista che arriva in cima attraverso una strada impervia, tra i rovi e le rocce e, arrivato alla meta, scopre che esisteva un sentiero meno accidentato, senza rovi…

Un maestro non ti dice mai che la tua strada è sbagliata o ce n'è una migliore della tua, ma te lo fa scoprire, magari nel paragone con i tuoi compagni che ne hanno trovate altre. Soprattutto, però, un maestro deve permettere che "un problema diventi il tuo problema", per il quale non ti basta la soluzione data da un altro, ma vuoi trovare la tua soluzione o almeno "far tua" la soluzione di un altro. 

Un maestro non assegna pagine di esercizi ripetitivi — tantomeno per le vacanze — ma sa che per comprendere un concetto sono sufficienti pochi esercizi ma buoni. Sulla "bontà" degli esercizi dovrei scrivere un intero articolo, ma mi limito a sottolineare come sia importante la qualità degli esercizi e non la quantità.

Un maestro sa che non esistono domande "stupide" e sa valorizzare — nel senso di dare (il giusto) valore a — ogni intervento dei suoi allievi, affinché essi si sentano coinvolti nell'avventura della conoscenza.

Un maestro sa proporre momenti diversi di lezione, attività laboratoriali, giochi matematici, avendo chiaro che la varietà delle modalità didattiche permetterà di coinvolgere veramente tutti i suoi allievi, dai più geniali ai più meccanici, dai più astratti ai più concreti, dai più logici ai più pratici. Penso recentemente alla scoperta delle gare matematiche come occasione di potenziamento e di valorizzazione e non — come spesso accade — come occasione riservata a chi ha delle capacità innate. 



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