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SCUOLA/ Scatti di anzianità, la "firma" dei sindacati sulla riforma di Renzi

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Francesco Scrima (Cisl). Potere di veto: è lui l'"uomo degli scatti"? (Infophoto)  Francesco Scrima (Cisl). Potere di veto: è lui l'"uomo degli scatti"? (Infophoto)

Da buon giocatore di poker, il premier Renzi ha ben condotto la sua partita e sinora sono poche le certezze sui provvedimenti di riforma della scuola che dovrebbero essere varati dal Consiglio dei ministri di oggi. Tramontata la strada del decreto legge, le assunzioni, di cui non si sa bene il numero (forse 100mila, forse più), saranno affidate a un disegno di legge che dovrà affrontare lo forche caudine del Parlamento, con tempi incerti e trabocchetti vari.

L'incertezza delle discussione parlamentare fa però a pugni con i tempi della scuola reale. Indiscrezioni del ministero parlano della definizione dell'organico entro il 31 marzo, ma non tutti sanno che si tratta di quello di previsione, mentre quello reale (organico di fatto) viene stabilito in estate, dopo che le scuole, visti i risultati degli scrutini di giugno e acquisiti i dati delle iscrizioni di luglio, formano le classi e quindi chiedono agli uffici scolastici regionali l'assegnazione del personale sulle cattedre necessarie. 

In molti si chiedono se il disegno di legge che sarà presentato oggi potrà essere approvato in tempi rapidi, in modo che il nuovo anno scolastico 2015-16 possa partire con i neoassunti. Gli obiettivi del governo sembrano ambiziosi e si parla del 15 aprile, ma sono in molti a non credere che la riforma della scuola possa essere varata in un mese. Se si dovessero allungare i tempi e il provvedimento non dovesse raggiungere l'approvazione definitiva entro l'estate, sarà ancora necessario fare ricorso al personale delle graduatorie permanenti, negando il principio del "mai più precari", asse portante della Buona Scuola. In questo modo il governo potrebbe dichiarare che sarebbe stato meglio il decreto, ma che il Parlamento, con le sue lentezze, non è in grado di rispondere alle necessità del Paese, mettendo a tacere tutti i critici che accusano il presidente del Consiglio di "demotirannia".

Sotto questo aspetto la scuola pare sia stata data in pasto, ancora una volta, alla logica politica, mentre le necessità degli oltre otto milioni di studenti e del milione e più di docenti e personale Ata, sono molte e ancora sul tappeto. Oggi i fondi di istituto sono praticamente senza risorse, per cui la didattica è senza soldi e molti progetti sono stati accantonanti, mentre vengono attuati prevalentemente quelli finanziati da enti esterni, spesso legati agli enti locali, ma non sempre con standard di qualità elevati. Più in generale, nella scuola italiana tutto si fa a costo zero o poco più: dalle funzioni strumentali ai responsabili di dipartimento, dai collaboratori ai docenti coordinatori di classe, per non parlare delle supplenze brevi, dei rimborsi per le visite d'istruzione o le uscite didattiche, sino ai corsi di aggiornamento. 



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