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DDL SCUOLA/ Parità, dopo la "rivoluzione" di Renzi le strade sono 3

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L'obiettivo finale più soddisfacente è secondo me un diverso modello di finanziamento dell'intero sistema, in cui lo Stato rinuncia alla gestione diretta, che gli impedisce di fare quasi qualsiasi altra cosa (come dimostra lo spazio esorbitante dedicato alla questione insegnante), conservando funzioni fondamentali di programmazione, valutazione e ricerca. Le scuole autonome, o le reti di scuole, ricevono fondi proporzionali al numero di studenti iscritti, e li gestiscono liberamente, rendendo poi conto di quanto hanno realizzato. Possono scegliere i dirigenti e gli insegnanti in base alle proprie esigenze didattiche, e possono utilizzarli in modo flessibile, incentivarli e premiarli e, se del caso, licenziarli. 

Sono abbastanza realista da pensare che questo modello incontrerebbe resistenze fortissime, benché le ricerche dimostrino che i sistemi che lo hanno adottato ottengano ottimi risultati. I sindacati, che mi pare siano pesantemente intervenuti sul disegno di legge, difficilmente accetteranno che sia la scuola a decidere, all'interno di standard fissati, di quali e quanti insegnanti ha bisogno, e quanto intende pagarli, fatti salvi i minimi fissati dai contratti di categoria, per cui la strada su cui si sono incamminati quasi tutti i paesi europei non è per noi percorribile, e non lo sarà ancora per un pezzo. 

Ci sono però altre misure che, più realisticamente, consentirebbero di accrescere il diritto alla scelta delle famiglie (una ricerca svolta nel 2010 su di un campione significativo stimava che circa l'8% di genitori mandavano i figli alla scuola statale solo perché non potevano pagare le rette delle paritarie). La prima e più immediatamente percorribile, scelta dal disegno di legge, è quella di prevedere qualche agevolazione fiscale per le spese per l'istruzione, per tutti, o per chi non supera una certa soglia di reddito, ipotesi che avrebbe probabilmente più successo nella pubblica opinione; poiché però mira a ridurre almeno in parte l'ingiustizia per cui alcune famiglie pagano due volte, con la fiscalità generale e con le rette, e in più non ricevono nessun servizio, in teoria dovrebbe riguardare tutti. Ho stimato qualche anno fa che una famiglia con due figli "regala" allo Stato circa 12mila euro l'anno, a cui si aggiunge la spesa della retta: i conti dovrebbero essere aggiornati, ma non credo proprio che la cifra sia diminuita. 

La proposta del buono scuola è invece esplicitamente indirizzata a consentire a famiglie con reddito medio basso di mandare i propri figli in una scuola privata; l'esempio più articolato è quello della "dote scuola" in Lombardia. Questa scelta non comporta la valutazione che la scuola non statale è migliore della statale, semplicemente la preferenza per una scuola confessionale, o che adotta un metodo particolare (montessoriana, steineriana…) o che ha caratteristiche che le famiglie ritengano importante. In entrambi i casi, facilitazioni fiscali o buono scuola, le finanze statali potrebbero ricavarne un beneficio se lo spostamento verso la scuola non statale, meno costosa, compensasse il sostegno finanziario. 



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COMMENTI
16/03/2015 - passi, piccolissimi passi (Costante Portatadino)

Le osservazioni di Luisa Ribolzi al ddl "Buona Scuola" sono del tutto condivisibili, a maggior ragione da parte di chi ha faticosamente combattuto sia per la libertà di educazione in senso ampio, sia per quella particolare declinazione che è il finanziamento delle scuole paritarie, non ottenendo altro risultato, in sedici anni di Parlamento, che la cortesia di ascoltare la relazione in Commissione cultura della proposta di legge sul buono-scuola, senza mai ottenere di passare nemmeno alla discussione preliminare. Ed era la "prima Repubblica" ad egemonia democristiana. Altrettano condivisibile è il pessimismo del commento di Roberto Pellegatta, sulla modestia del passo proposto dal ddl "Buona Scuola". Tuttavia aggiungerei ad entrambi una riflessione ulteriore: i piccolissimi passi sarebbero accettabili se fossero frequenti, come i ciclisti che affrontano le salite più impervie, con un rapporto più agile. Mi permetto perciò di suggerire, non come alternativa, ma come altro piccolissimo passo, quello di intervenire subito con un aumento del finanziamento statale alla "scuola per l'infanzia" paritaria, cosa che non richiede la minima modifica legislativa e che ha il pregio di avere effetto immediato, ubiquitario e utile soprattutto alle famiglie più bisognose. Potrebbe seguire un passo un po' meno piccolo: riordinare le competenze e le fonti di finanziamento della stessa, oggi sparpagliate tra Stato, Regioni, Province (SIC) e Comuni. Il resto alla prossima volta.

 
15/03/2015 - Pessimismo vero ottimismo? (ROBERTO PELLEGATTA)

Alla cara amica Ribolzi mi permetto di far presente che, pur apprezzando lo sforzo critico e l’indiscutibile riepilogo dei principi e delle prospettive, mi pare un poco forzato immaginare che 400 euro detratte alla famiglia (alla scuola non arrivano), defiscalizzazioni di donazioni (già possibili per le paritarie) e 5x1000 (che le paritarie potevano già avere) possano portare qualche beneficio a settembre alle tante scuole libere (specie materne e superiori) che stanno per chiudere (come alle centinaia che negli anni hanno già chiuso). Non a caso Agesc, Fism e Fidae (cioè i diretti interessati) non sono per nulla ottimisti sulla proposta del Governo. Bisogna dirlo a chi è in seria difficoltà a tenere aperta una scuola libera che “l’entità delle misure” non contano. Ma anche nelle statali le donazioni erano già possibili: per anni e anni in un Istituto Professionale di Stato ho atteso invano qualche euro da aziende del mobile (come da decenni fanno in Francia e Germania) che, per anni e anni, ricevevano poi alunni preparati dalla nostra scuola. Nel frattempo udiamo il vociare, che dilaga della propaganda politica delle forze di maggioranza, sul principio della detrazione fiscale e tutti fanno a gara ad attribuirsene il merito. Perché a loro era questo che, in fondo, interessava! Pessimismo da bastiancontrario verso ottimismo? Solo qualche riflessione sopra l’andamento reale delle cose.