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DDL SCUOLA/ Parità, dopo la "rivoluzione" di Renzi le strade sono 3

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Questo richiederebbe un mercato del lavoro degli insegnanti meno ingessato e una serie di stime dei costi e dell'eventuale punto di equilibrio fra finanziamenti e risparmi, e la resistenza è legata al probabile rifiuto di mettere in discussione i criteri di reclutamento e carriera degli insegnanti. 

Un'ultima possibilità, particolarmente utile in un territorio frammentato come il nostro, è quella di moltiplicare le "scuole di scelta", aprendo scuole basate su programmi specifici o trasformando del tutto o in parte una scuola statale, analogamente a quanto accade con le scuole charter negli Stati Uniti. Le scuole resterebbero gratuite, riceverebbero dallo stato una quota proporzionale al numero di studenti ma inferiore al costo studente di una scuola statale (di qui il risparmio), godrebbero di maggiore autonomia anche nel reclutare e gestire insegnanti e dirigenti, e dovrebbero dimostrare periodicamente di aver rispettato gli obblighi assunti al momento della costituzione. Gli insegnanti resterebbero a tutti gli effetti insegnanti statali e dovrebbero solo esprimere un accordo sui fini specifici delle nuove scuole  e accettare una maggiore mobilità.

Come si vede, a bloccare i finanziamenti per incentivare il diritto di scelta delle famiglie non è la mancanza di soluzioni "senza oneri per lo stato" (e anzi probabilmente con un risparmio), ma l'incapacità di uscire dai binari prefissati di uno stantio dibattito ideologico. Se pur con molti limiti il disegno di legge passerà e segnerà un avanzamento in questa direzione, incominciamo con il prenderne atto, puntando in futuro ad un miglioramento. 

(L'articolo è pubblicato oggi su L'ordine, inserto del quotidiano La Provincia di Como e Sondrio)

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COMMENTI
16/03/2015 - passi, piccolissimi passi (Costante Portatadino)

Le osservazioni di Luisa Ribolzi al ddl "Buona Scuola" sono del tutto condivisibili, a maggior ragione da parte di chi ha faticosamente combattuto sia per la libertà di educazione in senso ampio, sia per quella particolare declinazione che è il finanziamento delle scuole paritarie, non ottenendo altro risultato, in sedici anni di Parlamento, che la cortesia di ascoltare la relazione in Commissione cultura della proposta di legge sul buono-scuola, senza mai ottenere di passare nemmeno alla discussione preliminare. Ed era la "prima Repubblica" ad egemonia democristiana. Altrettano condivisibile è il pessimismo del commento di Roberto Pellegatta, sulla modestia del passo proposto dal ddl "Buona Scuola". Tuttavia aggiungerei ad entrambi una riflessione ulteriore: i piccolissimi passi sarebbero accettabili se fossero frequenti, come i ciclisti che affrontano le salite più impervie, con un rapporto più agile. Mi permetto perciò di suggerire, non come alternativa, ma come altro piccolissimo passo, quello di intervenire subito con un aumento del finanziamento statale alla "scuola per l'infanzia" paritaria, cosa che non richiede la minima modifica legislativa e che ha il pregio di avere effetto immediato, ubiquitario e utile soprattutto alle famiglie più bisognose. Potrebbe seguire un passo un po' meno piccolo: riordinare le competenze e le fonti di finanziamento della stessa, oggi sparpagliate tra Stato, Regioni, Province (SIC) e Comuni. Il resto alla prossima volta.

 
15/03/2015 - Pessimismo vero ottimismo? (ROBERTO PELLEGATTA)

Alla cara amica Ribolzi mi permetto di far presente che, pur apprezzando lo sforzo critico e l’indiscutibile riepilogo dei principi e delle prospettive, mi pare un poco forzato immaginare che 400 euro detratte alla famiglia (alla scuola non arrivano), defiscalizzazioni di donazioni (già possibili per le paritarie) e 5x1000 (che le paritarie potevano già avere) possano portare qualche beneficio a settembre alle tante scuole libere (specie materne e superiori) che stanno per chiudere (come alle centinaia che negli anni hanno già chiuso). Non a caso Agesc, Fism e Fidae (cioè i diretti interessati) non sono per nulla ottimisti sulla proposta del Governo. Bisogna dirlo a chi è in seria difficoltà a tenere aperta una scuola libera che “l’entità delle misure” non contano. Ma anche nelle statali le donazioni erano già possibili: per anni e anni in un Istituto Professionale di Stato ho atteso invano qualche euro da aziende del mobile (come da decenni fanno in Francia e Germania) che, per anni e anni, ricevevano poi alunni preparati dalla nostra scuola. Nel frattempo udiamo il vociare, che dilaga della propaganda politica delle forze di maggioranza, sul principio della detrazione fiscale e tutti fanno a gara ad attribuirsene il merito. Perché a loro era questo che, in fondo, interessava! Pessimismo da bastiancontrario verso ottimismo? Solo qualche riflessione sopra l’andamento reale delle cose.