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SCUOLA/ Bambini gay, docenti omofobi: ecco perché il potere odia la Differenza

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Il travestimento poi, se non è l'indossare i panni dell'eroe ma l'entrare nelle vesti del sesso opposto, genera incertezze identitarie e paura di non essere più se stessi. Può essere un semplice gioco che si ama sperimentare negli asili, ma è un gioco d'azzardo sulla pelle di altri, i bambini, che non hanno gli strumenti per capire "a che gioco si gioca".

Apparentemente diversa, invece, la cronaca milanese che ci racconta quanto accaduto al Liceo Scientifico "Da Vinci" di Milano. Una insegnante ha scritto un manifesto in cui esprime la sua opinione in merito al comportamento dei gay, che viene giudicato "innaturale". Le reazioni non sono evidentemente mancate da parte degli studenti che hanno stigmatizzato con forza la professoressa accusandola pesantemente di atteggiamento discriminatorio e rivendicando l'assoluto diritto ad amarsi tra persone dello stesso sesso. L'accusa di omofobia oggi in Europa è la più semplice a formularsi e la più facile a propagarsi, sostenuta anche da una "raccomandazione" del Consiglio dei Ministri Europei del 2010 che invita a denunciare tempestivamente comportamenti, giudizi, frasi ritenute offensive e discriminatorie nei confronti dei gay. Dalla Scozia, all'Inghilterra, alla Francia, alla Spagna, all'Olanda non vi è Paese che non sia vigile su chi dovesse, anche solo intenzionalmente, palesare un giudizio di non apprezzamento verso chi dichiara esplicitamente il proprio diverso orientamento sessuale.

Sia lecito, però, eccepire su un punto: è giusto, nei confronti dei gay, relegarli ad essere una sorta di "categoria protetta" e fare di alcuni di essi, magari i più bravi, i più capaci, i più belli, delle icone del nostro tempo? Ed ancora: due uomini, due donne, possono amarsi (ed esibirsi) come si amano un uomo e una donna che accettano anche di rischiare insieme la costruzione di una famiglia, sostenuta dall'amore che non è solo sessualità? La sessualità da sola, animata (o appannata) dalla fugace emotività del momento, conosce anche l'usura del tempo, la noia, l'isterilirsi  di un legame che ha perso vigore. Il pansessualismo dei nostri tempi non è la deregulation dei sensi ma l'atrofia del desiderio. Così il Potere, indebolendo la famiglia, incentivando altri tipi di rapporto ove tutto è permesso e incoraggiato, precarizza la vita e i legami, disincentiva il rischio di chi, per amore, vuole generare, frantuma assetti consolidati in una miriade di persone atomizzate nella loro solitudine. 

Certo, servono leggi migliori, sicuramente è legittimo opporsi a quella che molti ritengono una deriva, ma ciò che alla fine può far cambiare direzione e può liberarci tutti è solo l'esuberanza di una positività affettiva ed educativa, germe fecondo che può rigenerare un popolo.



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COMMENTI
16/03/2015 - Ricostruzione spudorata (Khan Kubla)

Per una ricostruzione meno spudoratamente ideologica invito la lettura del seguente articolo http://www.internazionale.it/opinione/leonardo-bianchi/2015/03/13/teoria-gender-scuola-trieste "Il Gioco del rispetto non affronta né i temi della sessualità, né quelli dell’affettività. Tra le proposte di gioco non ce n’è nessuna che riguardi l’educazione sessuale, né si toccano i temi dell’omosessualità, della corretta o non corretta composizione della famiglia." Che i bambini non si 'tocchino' maliziosamente lo conferma anche un genitore, che in una lettera inviata al sito Bora scrive: "Né io né gli altri genitori con i quali mi sono confrontato sulla questione riteniamo che le splendide insegnanti che curano i nostri figli con amore e professionalità […] debbano venire accusate di portare avanti un progetto ‘a sfondo sessuale’ che turba i bambini, quando questo non lo è."

 
16/03/2015 - Il gioco del rispetto (Khan Kubla)

"Il gioco del rispetto, come spiegato nel sito e altrove, è fondamentalmente un 'kit didattico composto da una scatola di giochi', al cui interno si trovano un racconto, delle schede e dei 'disegni di papà casalinghi, di mamme idrauliche, di papà calciatori e di mamme calciatrici'. Nei giochi previsti dal kit c’è anche quello chiamato 'Se fossi', in cui si può chiedere ai bambini e alle bambine 'di indossare dei costumi da carnevale, come strega o principessa o cavaliere'." "Il Gioco del rispetto lavora per l’abbattimento di tutti quegli stereotipi sociali che imprigionano maschi e femmine in ruoli che nulla hanno a che vedere con la loro natura. Per esempio, si mette in discussione lo stereotipo per cui i padri debbano essere dediti soltanto al lavoro e possano dedicare solo pochi minuti al giorno ai loro figli, così come le madri non siano in grado di ricoprire posizioni di responsabilità all’interno delle aziende. L’obiettivo è quindi quello di riequilibrare quella disparità tra uomini e donne che tanti danni sta oggi creando alla nostra società".

 
16/03/2015 - Il bello del diverso (claudia mazzola)

Nel mio palazzo vivono ben sei bimbi. Credetemi, io li vedo giocare in giardino e non c'è niente ma proprio niente che li rende uno copia dell'altro. Sono bellissimi nella loro diversità maschi e femmine, una cosa però li rende uguali: quando gridano di gioia.