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DDL SCUOLA/ Il nuovo preside? Ecco cosa manca all’"allenatore" che piace a Renzi

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Emerge l'immagine di un dirigente a servizio della comunità scolastica, riconsiderato quale figura decisiva chiamata a "presidiare", insieme a docenti, famiglie, operatori, spazi di libertà di insegnamento, di progettualità, di proposta formativa. Infatti, in modo coerente, assume degli insegnanti funzionali all'offerta formativa della scuola, attraverso una chiamata — dice il ddl — da albi territoriali di docenti.

E gli aspetti che invece non la soddisfano?
Il dibattito parlamentare dovrà definire con maggior precisione gli spazi di responsabilità della nuova dirigenza, il modello di governance in cui si colloca la sua responsabilità, il suo profilo professionale e i passaggi con cui governare le nuove attribuzioni che il ddl introduce. Accanto a ciò, definire un trasferimento ad altri soggetti istituzionali di alcune incombenze burocratico-amministrative che oggi ne appesantiscono ed alterano il ruolo.

Secondo lei sarà necessario riscrivere un nuovo profilo del dirigente scolastico?
E' urgente che accanto all'approvazione della legge di riforma della scuola si metta mano alla scrittura di un "nuovo stato giuridico della dirigenza scolastica", che rivisiti e riscriva il profilo professionale definito nel decreto legislativo 165/2001, dopo che in 14 anni alcuni nodi sono venuti al pettine. In realtà, ci vorrebbe dell'altro.

Dica.
Alla luce anche delle nuove responsabilità che il ddl attribuisce al preside, bisognerebbe reintrodurre nel ddl sulla riforma della Pa (il cosiddetto ddl Madia anch'esso di prossima discussione in Parlamento, ndr) il dirigente scolastico della scuola statale nei ruoli della dirigenza pubblica, riconoscendone così la funzionalità all'interno della amministrazione pubblica ed una giusta retribuzione.



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COMMENTI
19/03/2015 - L'enfasi oratoria fa brutti scherzi... (Franco Labella)

Delfino non condivide l'immagine usata da Renzi del Dirigente scolastico come "sindaco". Ed io sono d'accordo con Delfino anche perchè Renzi,nell'enfasi oratoria e nell'esaltazione del principio "dell'uomo solo al comando", scivola su una buccia di banana. Se il Ds fosse il "sindaco" della scuola, come avviene in Comune, dovrebbe poter essere riconfermato o bocciato dalla comunità che rappresenta. E vuoi vedere che il premier, sotto sotto e senza rendersene conto, rivitalizza una vecchia proposta (il preside elettivo) dell'odiata CGIL-scuola di qualche decennio fa? Ancor di meno sarebbe utilizzabile la metafora dell'allenatore.....hai visto mai ci fosse il Massimino o il Cellino di turno :-)) che cambiano allenatori ad ogni pie' sospinto... Ps: posso manifestare il mio dissenso rispetto alla nuova impaginazione degli articoli?

 
17/03/2015 - Preside sindaco o podestà (FRANCO BIASONI)

Che poteri deve avere il preside di una scuola autonoma e a chi deve rispondere? Se si riuscisse per una volta a liberarsi dai paraocchi imposti da una tradizione soffocante le risposte sarebbero evidenti. Intanto una scuola autonoma dovrebbe poter disporre direttamente di tutto ciò che le serve per funzionare: edifici, attrezzature e personale. Dovrebbe avere un dirigente che assicuri la direzione culturale e didattica (eventualmente coadiuvato da un responsabile amministrativo). In questo senso il dirigente scolastico è paragonabile al sindaco di un piccolo comune. A chi deve rispondere del suo operato? Attualmente è implicito il fatto che ultimamente risponde alla burocrazia ministeriale così come accadeva in epoca fascista per chi allora governava i comuni. Non si chiamava sindaco ma podestà. In democrazia il sindaco risponde del suo operato (nell'ambito delle sue competenze) ai cittadini. Chi sono i cittadini di una scuola? Evidentemente i genitori degli studenti che, a norma dell'art. 30 della Costituzione, hanno "il diritto e il dovere di mantenere, educare ed istruire i figli". Questo è l'articolo della Costituzione meno presente nella mente di tutti coloro che si occupane di scuola.

 
17/03/2015 - una visione di parte, difensiva (enrico maranzana)

I ragionamenti sulla scuola dovrebbero essere sviluppati a partire dalla finalità del sistema e dalle regole che lo governano. Il principio di distinzione, che la legge ha mutuato dalle scienze dell'organizzazione, è assente nell'argomentazione sviluppata. Si continua a difendere un modello di scuola anacronistico. L'essenziale funzione di direzione della scuola deve muovere su un terreno diverso, molto più intricato. In rete: "Quale formazione per il dirigente scolastico" illumina la scena.