BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Corsi Clil, a chi giova emarginare le paritarie?

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Rendersi conto che non si tratta semplicemente di insegnare, ad esempio, la fisica in inglese, ma che lo scopo finale della metodologica Clil è rendere i loro studenti più attrezzati a utilizzare la lingua straniera come veicolo per comunicare contenuti disciplinari; l'obiettivo didattico deve essere tanto sull'inglese quanto sulla fisica. E' questo l'impegno vero e il "sacrificio" che si chiede ai docenti disciplinaristi. Un impegno e un sacrificio che, pur escludendo la compresenza in classe con l'insegnante di lingua, possono da quest'ultimo essere ricompensati con varie forme di aiuto, nella programmazione e nella realizzazione della didattica Clil, per il bene dei ragazzi e del loro futuro professionale. 

Ci sono diversità significative nella progettazione del nuovi percorsi di formazione metodologica di cui al bando appena chiuso che vorrebbe indicarci?
No, non ci saranno grossi cambiamenti: l'impianto generale resta lo stesso anche se, ovviamente, per ogni lezione abbiamo previsto aggiustamenti e migliori focalizzazioni. La novità, per noi della Statale, sarà quella di far partire uno o più corsi Clil anche per i docenti dell'area umanistica. 

C'è molto attesa rispetto al nuovo ciclo di formazione, sopratutto in considerazione del fatto che, chi più chi meno, i docenti che sono stati iscritti ai corsi metodologici sono quelli che stanno facendo Clil in questo anno scolastico. I corsi riusciranno ad intercettare questo bisogno formativo impellente o arriveranno troppo tardi?
Qui le cose dipendono solo in parte da noi. Certamente, una volta che verrà costituito e ci verrà assegnato un gruppo classe, sarà prioritario fare un censimento delle esperienze pregresse e in corso, e possibilmente tenerne conto per la nostra attività formativa. Ma non dimentico i tempi necessariamente lunghi per formare la classe, per fare la convenzione tra l'università e la scuola che eroga il finanziamento ministeriale, eccetera. In diversi incontri di programmazione delle attività Clil fatti al ministero, io e altri direttori dei corsi abbiamo insistito che i corsi Clil dovrebbero partire in sostanziale sincronia con i due quadrimestri dell'attività scolastica — diciamo, a inizio ottobre e/o a inizio febbraio — ma questo è un obiettivo non ancora raggiunto.

L'accesso alla formazione linguistica e metodologica Clil è solo per i docenti in ruolo; tutti i docenti delle scuole paritarie sono esclusi da questi percorsi. In un recente incontro fra Usr Lombardia e i rappresentanti delle associazioni delle scuole paritarie tenutosi a dicembre 2013 si individuarono possibili azioni formative dedicate. Lei è favorevole a questa duplicazione dei corsi metodologici già approvati, o si tratta di un'ipotesi non praticabile?
Sono assolutamente favorevole. Visto che le scuole paritarie devo assolvere — nei confronti del ministero e dei propri studenti — agli stessi doveri delle scuole statali, anche i docenti delle scuole paritarie devono poter essere messi in condizione di adeguarsi. Certo, resta il problema del finanziamento per i corsi Clil da destinare a questi docenti. Ma se, attraverso le reti di scuole paritarie che esistono a livello provinciale o regionale, si costituissero dei gruppi omogenei di insegnanti interessati alla formazione Clil, anche il problema dei costi sarebbe del tutto relativo. Mi sto adoperando in tal senso. 

Il Clil obbligatorio per tutti gli studenti dell'ultimo anno dei licei e dei tecnici, il Politecnico di Milano con la sua azione di all English nei corsi magistrali e nei dottorati, il progetto Bei in Lombardia, il ministro Giannini che ha annunciato l'introduzione  di una materia da farsi in inglese alle elementari tout court. Insomma inglese a tutti i costi, e calato dall'alto. E' la strada giusta? 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >