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SCUOLA/ Dalla Germania, il tema di Laura: "La pace di Kant oggi non basta più"

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Carristi russi (Infophoto)  Carristi russi (Infophoto)

In riferimento a quanto detto mi sono chiesta se può esserci una "pace eterna" ed estesa a tutto il mondo, perché esistendo degli stati che vogliono raggiungere solo una "pace passiva basata sul dominio" (come forse gli Usa) mentre altri stati (come in Europa) non ritengono questa pace una pace autentica, manca così un "comune denominatore", lo scopo comune, che si dovrebbe raggiungere. Secondo me (meglio, secondo il mio modo di vedere europeo) pace implica anche libertà (e non solo sicurezza). Questo significa anche che non posso avere come intenzione ultima quella di imporre ad altri stati o ad altre culture il mio modo di vedere. Secondo Kant è necessario eliminare le causa della guerra. Sono d'accordo con lui se si tratta di problemi territoriali o culturali. Oggi abbiamo istituzioni come l'Onu che rendono possibile un dialogo tra gli stati, ma secondo me il motivo ultimo per la guerra è l'avidità. Per quest'ultima alcuni stati non sono disponibili a rinunciare a territori e ad accontentarsi di quelli che hanno attualmente (così come fa la Russia nei confronti dell'Ucraina). Il tema dell'avidità riguarda anche noi qui in Germania: essa è il motivo per cui qui da noi alcune persone non vogliono rinunciare ad un poco del loro benessere per accogliere più profughi in Germania. Purtroppo l'avidità è un fenomeno umano, fa parte della natura dell'uomo [bisogna tenere conto che Laura, che appartiene alla chiesa battista, tende forse inconsciamente alla lettura evangelica della "natura totaliter corrupta", nda] e per questo motivo non penso che gli uomini possano eliminarla completamente. Kant non giudica l'"onore di uno stato" in forza della grandezza del suo territorio, definendo lo stato stesso come una "società di uomini" (preambolo n. 2). Ciò significa che nessuno stato può essere, in qualsiasi modalità si voglia, "preso" o "comprato" da un altro stato. In questo senso una pace basata sul dominio non è tale né duratura. Kant valorizza anche piccoli stati e si contrappone in questo al pensiero di Dante [cfr. Herfried Münkler, di cui abbiamo parlato nel mio corso, nda]. Dante pensa che solo un "imperio" può portare la pace e che per quest'ultima è necessario un solo "sovrano", perché altrimenti si arriverà necessariamente ad una divergenza di opinioni. Ovviamente da una parte penso anch'io come Kant che una "pace basata su un contratto" sia più autentica e desiderabile che una "pace basata sul dominio". D'altra parte però devo dare ragione anche a Dante: so, in forza dell'esperienza, che laddove più persone hanno il diritto di parlare e decidere è difficile trovare un compromesso. In Africa per esempio tante piccole tribù si fanno la guerra. Certo non è una guerra atomica, ma una guerra è pur sempre una guerra. In questo caso quasi si deriderebbe una "pace basata sul dominio" che lo stato attuale. Kant dice anche che a nessuno è lecito dominare su una società di persone, a parte quelle del proprio stato. 



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