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VACANZE ESTIVE/ Scuola, un mese contro tre? Poletti e quello che nessuno dice

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Giuliano Poletti, ministro del Lavoro (Infophoto)  Giuliano Poletti, ministro del Lavoro (Infophoto)

Si commette quindi, senza che nessuno batta ciglio, un altro sbaglio clamoroso nel dichiarare che in Italia i giorni di scuola obbligatori sono 200. No: sono 200 se la frequenza comprende il sabato, ma con la settimana corta diventano 167 perché l'obbligo di legge non è nel totale dei giorni ma delle settimane. Obbligatoria è la distribuzione delle lezioni su 33 settimane più due giorni.  

Ma l'oscuramento ancora più assoluto, incredibile e tenace è su una parolina: opzionalità. Nessuno osa nemmeno configurare la possibilità che si esplichino nel corso dell'anno attività libere, opzionali, che tengano quindi conto delle differenze tra territori e persone.

Si cita universalmente l'autonomia scolastica che prevede differenze (per ora invisibili) tra un istituto e l'altro ma non si deve parlare di curricolo essenziale e di attività opzionali. Una paura incomprensibile, perché con un curricolo essenziale europeo uguale per tutti si farebbe molta chiarezza su varie questioni. 

In primo luogo su quale sia il tempo da dedicare ai programmi. Nessuno ha mai spiegato nelle elementari quale sarebbe la differenza tra il programma svolto nel modulo (teoricamente possibile) di 24 ore settimanali e quello del modulo di 30 ore.

In secondo luogo l'osservazione dell'offerta e delle scelte opzionali praticate dallo studente darebbero concreti elementi per l'orientamento scolastico e professionale. Infine anche la sperimentazione e l'esplorazione di terreni culturali impervi e controversi sarebbe resa possibile ed utile dall'opzionalità, consentendo sia l'adesione che il rigetto da parte dell'utenza. 

Qualcuno parla di costi aggiuntivi, ma portare il curricolo a livelli europei consentirebbe un risparmio sulla spesa ordinaria di lezione intorno al 20%, trascurando il tredicesimo anno di studi. Con questo risparmio si potrebbero impiantare innumerevoli attività opzionali nei periodi più disparati dell'anno ed anche svolgere consistenti attività di recupero.

Uno spazio quindi utilissimo, non costoso, flessibile. Aggiuntivo rispetto alla necessaria stabilità e universalità del curricolo essenziale. Uno modello quindi di verità e di libertà di cui stranamente sembrano meno desiderosi proprio i professionisti dello stile "liberal".



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COMMENTI
24/03/2015 - Bianchini fa lo stesso... (Franco Labella)

Non c'è niente di più incomprensibile che scrivere un articolo lamentando omissioni e/o distorsioni e poi fare esattamente lo stesso. Allora sfido pubblicamente Bianchini a rispondere alle seguenti domande: a) qual è il grado di utilizzazione, nelle scuole superiori italiane, delle quote di flessibilità legate all'autonomia scolastica e al riordino Gelmini; b) quante scuole conosce che abbiano potuto attivare (cito un opzionale a caso :-))) il Diritto come materia opzionale; c) nelle scuole da lui dirette quali materie opzionali ha potuto introdurre. Il senso delle domande è presto spiegato: Bianchini vuole spacciare come praticabile la strada dei percorsi opzionali. E' ora di finirla con la propaganda che cozza contro i dati di realtà. Perché Poletti ignora sicuramente l'esistenza degli Esami di stato e Bianchini ci vuole dare ad intendere che l'opzionale sia realizzabile alle condizioni date. Ricordo giusto un altro che provò a spacciare l'opzionale come rimedio alle scempiaggini del riordino Gelmini: era, non a caso, il consigliere politico del ministro medesimo.