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SCUOLA/ Vacanze (lunghe) vs lavoro, la verità non sta nel mezzo

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In questo senso è interessante quanto anticipato dal sottosegretario all'Istruzione Gabriele Toccafondi: il periodo estivo può diventare il momento per attivare percorsi di alternanza scuola-lavoro, ovvero tirocini formativi previsti nel piano di studi del giovane. Il disegno di riforma "La Buona Scuola" costruisce l'intero capitolo del rapporto tra scuola e lavoro proprio attorno al metodo dell'alternanza formativa. Parte dei mesi estivi può quindi diventare occasione di esperienza in azienda, full time e non pagata. Questo dell'eventuale stipendio è un altro argomento sul quale si leggono posizioni di principio dai toni apocalittici. Ha dichiarato Mimmo Pantaleo, segretario scuola della Cgil: «Prende piede l'idea che gli studenti si possano piegare alle richieste dell'impresa. I giovani li utilizziamo a gratis per "esperienze lavorative" mascherate da stage non retribuiti».

Emerge chiaramente, ancora una volta, il problema di fondo: tenere lontano i ragazzi dal lavoro. Che poi vuole dire anche evitargli la fatica e, in fondo, la realtà. Tenere lontano i ragazzi dalla realtà vera, per evitare che eccessive dosi di realtà (lavorativa) li segnino per sempre o anticipino le sofferenze future.

Questo è l'ostacolo — culturale, non certo normativo — col quale si sono scontrate tutte le proposte sull'apprendistato a scuola e sull'integrazione tra formazione e lavoro e che dovrà essere superato da "La Buona Scuola", indipendentemente dal numero di settimane di vacanza dei giovani italiani.

@EMassagli

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