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SCUOLA/ I giovani che non trovano lavoro hanno un motivo per cercarlo?

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Il 95% dei nostri allievi provengono dalla scuola media e, a quell'età, non tutti sono pronti a scegliere il mestiere della vita; non è raro che uno di loro si iscriva a un corso e dopo un certo tempo, praticandolo, scopra di essere portato per altro, perciò soprattutto nei primi due anni siamo attentissimi a intercettare questi casi e ri-orientarli verso percorsi più adatti a loro. Ma un buon orientamento è solo il primo passo di un progetto formativo che integra l'accompagnamento al lavoro, il cui scopo è collocare, come è nel nostro modello di formazione professionale e istruzione terziaria. In questo senso, la caratteristica principale del nostro metodo di intervento è la costruzione dei percorsi formativi in collaborazione con le aziende, proprio perché essi rispondano effettivamente ai bisogni del mondo del lavoro. Diversamente resterebbero privi di sbocchi professionali, e quindi inutili per i ragazzi e inutili per le aziende.

Qualora ti trovassi di fronte ad un genitore che intendesse indirizzare il proprio figlio alla costruzione di una competenza professionale più che al soddisfacimento di un'attitudine naturale, che cosa gli consiglieresti?
Alla giusta preoccupazione dei genitori rispetto al futuro dei figli noi rispondiamo condividendo con loro obiettivi, principi e metodi propri del nostro progetto educativo che, come ho cercato di spiegare, punta a valorizzare i desideri e i talenti di ciascuno e realizzarli attraverso l'apprendimento di mestieri che diano accesso al mondo lavorativo. Le famiglie sono per noi un partner fondamentale, senza di loro non potremmo realizzare progetti innovativi come quello, realizzato nel 2011, di dotare in blocco tutti gli studenti e i docenti di iPad, o l'iniziativa in corso di trasferire all'estero per quattro mesi una classe di studenti di informatica del quarto anno, con l'obiettivo di inserire nel loro curriculum una importante esperienza internazionale.

Che esigenze hanno e cosa chiedono oggi le aziende e gli imprenditori al sistema formativo del nostro Paese?
Dopo un lungo periodo di allontanamento forzato del mondo dell'istruzione dal mondo del lavoro, in cui ha giocato un pregiudizio negativo nei confronti delle imprese, un misconoscimento del loro valore sociale, oggi le aziende chiedono giovani formati per rispondere ai bisogni di un sistema produttivo in continuo cambiamento, persone dotate di competenze tecniche e competenze trasversali, soprattutto persone strutturate, consapevoli di sé, capaci di interagire positivamente con l'ambiente lavorativo apportandovi nuove energie e nuove idee.

Nel tuo ruolo di formatore ed educatore come valuti i giovani che incontri quotidianamente? Qual è il loro naturale atteggiamento rispetto alle attuali condizioni del mondo del lavoro?
Io credo che il disagio dei giovani rispetto al mondo del lavoro sia dovuto in prima istanza a un deficit di ragioni e solo secondariamente alla difficoltà di accedervi. Sono tanti i giovani che non trovano lavoro, ma sono molti di più quelli che non hanno un motivo per cercarlo! Non mi spiego altrimenti la differenza tra l'atteggiamento di disimpegno di un altissimo numero di giovani nei confronti dello studio e del lavoro (il Rapporto Istat 2015 "Noi Italia" parla di 2,4 milioni di Neet nel nostro Paese), e la mossa positiva di tanti ragazzi e ragazze che non rinunciano a cercare e cogliere tutte le opportunità per crescere. 



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