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SCUOLA/ Valutazione, parità e autonomia, chi difende il "circolo virtuoso"?

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Diventa sempre più evidente, infatti, che per migliorare le scuola non è più possibile prescindere da una apertura all'esterno, cioè verso i migliori modelli europei e mondiali caratterizzati da una reale autonomia e da una piena parità fra scuola statale e non statale.

Il disegno di legge sulla "Buona Scuola", approvato in sede di Consiglio dei ministri del 12 marzo 2014 e appena presentato in Parlamento, ha fatto qualche passo in questa direzione, contenendo diversi provvedimenti relativi all'autonomia (di cui il nostro ingessato e pachidermico sistema di istruzione statale ha davvero urgente necessità), ma stenta ancora ad accettare la logica della parità scolastica. Le detrazioni fiscali per le spese sostenute per la frequenza scolastica, infatti, sono limitate alle sole scuole dell'infanzia e del primo ciclo, quasi che le secondarie di secondo grado non fossero scuole paritarie a tutti gli effetti e non svolgessero un servizio pubblico. Inoltre, la versione del ddl depositata in Parlamento fa riferimento a cifre di gran lunga inferiori a quelle proposte dal Miur; se confermate, renderebbero praticamente irrilevanti le detrazioni ai fini dell'esercizio concreto della libertà di scelta educativa. 

Solo se il grande lavoro per realizzare una "Buona Scuola statale e paritaria", svolto in questi mesi dagli addetti ai lavori e da numerosi parlamentari di diverse aree politiche, continuerà con la medesima determinazione, avviando anche un percorso per il riconoscimento del costo standard, le detrazioni approvate, per quanto modeste, potranno rappresentare la crepa in grado di far finalmente crollare la diga dello statalismo. 

CdO Opere Educative, anche col proprio convegno nazionale, intende offrire un contributo a tutto il sistema di istruzione lavorando proprio in questa direzione: verso una scuola migliore, aperta alla realtà, oggi. E aiutare ad "allargare la crepa", per aprire nuovi spazi di libertà. 



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