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SCUOLA/ Quel "cuore" che viene prima delle competenze

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Cultura, scuola, persona: titola così il paragrafo 1.2 del testo delle Linee guida. Vi si contestualizza l'azione educativa della scuola e dei docenti nel quadro dell'attuale scenario culturale di complessità e pluralità: nell'evidenziare la centralità dello studente in tutti gli aspetti dell'azione educativa, si sottolinea come "i docenti dovranno pensare e realizzare i loro progetti educativi e didattici non per individui astratti, ma verso persone che vivono qui e ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno alla ricerca di orizzonti di significato".  

Siamo ancora una volta di fronte ad un'emergenza educativa che continua a chiamare in causa gli adulti, ben prima dei ragazzi!

La nuova prospettiva cui la certificazione delle competenze apre, sembra dunque richiedere al corpo docente di "ripensare il modo di fare scuola, integrando la didattica dei contenuti e dei saperi con modalità interattive e costruttive di apprendimento". Si intende insomma fondare l'insegnamento su esperienze significative che consentano di imparare facendo al fine di rendere l'alunno protagonista del processo di acquisizione delle competenze stesse.

Che dire? Se mi ripenso in classe, se ripenso al volto di ciascuno di quei circa sessanta ragazzi con i quali ogni mattina ho a che fare nelle tre classi in cui insegno, mi sembra che qualcosa di simile, già accada… Ma è sufficiente, mi chiedo, a garantire la salvaguardia di quella dimensione educativa e orientativa che la certificazione delle competenze dovrebbe favorire e incrementare?

Indubbiamente quello messo in campo dal ministero rappresenta un ulteriore stimolo e sollecitazione a collocarsi nella prospettiva di una reale innovazione per evitare di sclerotizzarsi in schemi rigidi e obsoleti. 

E tuttavia c'è — io credo — qualcosa che viene prima. 

Un giovane amico insegnante raccontava che, dialogando con i suoi alunni sui noti fatti di Parigi, emergeva in tutti una naturale repulsione sia per l'integralismo islamico sia per una satira inutile, e così gli chiedevano: "Se la storia ci insegna che spesso ci vogliono secoli per scardinare posizioni ataviche, noi che cosa possiamo fare?" E lui: "Noi possiamo evitare di rimanere schiacciati dagli eventi solo se partiamo da un bene presente". E loro: "Qual è dunque questo bene?" Ecco, proseguiva l'amico: "questi ragazzi sono subito diventati per me un punto di autorevolezza. sono realmente misteriosi per me… Mi sono accorto che stanno scoprendo di  avere un cuore". 

Ed io pensavo, ascoltandolo, che forse è proprio questa la vera competenza da certificare. 



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