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SCUOLA/ Colloqui Fiorentini, in classe si può ancora capire se stessi

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Umberto Saba (1883-1957) (Immagine dal web)  Umberto Saba (1883-1957) (Immagine dal web)

"Grazie ancora di cuore per quest'esperienza meravigliosa (dei Colloqui Fiorentini, nda) che ci avete permesso di fare! Non avevo mai partecipato all'evento, che ritengo sia stato il più importante nei miei 20 anni di insegnamento. Non avete idea di quanto sia cresciuta umanamente e professionalmente. Innanzitutto per tutto il percorso affettivo e culturale che ho svolto a scuola con la mia V ginnasio e in secondo luogo, perché mi sono trovata ad essere attrice della Bellezza in questi tre giorni in cui docenti e discenti non hanno fatto altro che confrontarsi, sullo stesso piano, con la letteratura. Geniale! Davvero stupefacente e geniale!"

Queste le parole di Giulia, un'insegnante di Genova, al termine della XIV edizione dei Colloqui Fiorentini. 

E non è questione di incensarsi, ma semplicemente di capire che cosa sta realmente accadendo di anno in anno, attraverso la proposta alla scuola italiana di questo convegno. Come ci ha scritto Giacomo: "E' stata per me un'esperienza unica e formativa che mi ha fatto scoprire non solo Saba, ma me stesso. Il metterci a confronto con questo poeta, con quest'uomo durante i seminari e durante tutto il resto della giornata con i miei compagni mi ha trasmesso uno strano sentimento di felicità e speranza inspiegabili".

È di questa "felicità e speranza inspiegabili" che vogliamo, invece, darci sempre più ragioni e questo è ciò che ci spinge a continuare in un cammino faticoso ed entusiasmante, che sempre più sta lasciando un segno nella storia della scuola italiana.

L'incontro con Saba, l'immedesimazione e la compartecipazione alla sua vita, attraverso la lettura dei suoi testi, è stata esperienza di tanti ai Colloqui Fiorentini. Leggere le sue parole è stato come leggere nelle pieghe e nelle piaghe dei cuori di ciascuno dei partecipanti: in un twitter una studentessa riporta una frase di Davide Rondoni, intervenuto come relatore: "la poesia non basta, il Canzoniere di Saba non basta a ricomporre il disordine della vita. Il mondo resta ferito. Tu resti ferito". Poi confessa di aver pianto.

"Amai la verità che giace al fondo […] Amo te che mi ascolti e la mia buona / carta lasciata al fine del mio gioco". Questi famosi versi di Saba sono il tributo d'amore che egli ha lanciato attraverso il tempo e lo spazio ai quasi duemila studenti e docenti che hanno preso parte ai Colloqui. Perché non si può amare l'altro se non si ama la verità e l'amore alla verità spalanca il cuore alla ricerca di qualcuno con cui percorrere la strada. 

Così ognuno delle decine di studenti che sono intervenuti durante i seminari pomeridiani del convegno, ha tentato di paragonare la propria vita con quella del poeta triestino, di capire la sua esperienza dal di dentro della propria e di comprendere meglio se stesso, facendosi illuminare della parole di Saba.



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