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SCUOLA/ Dai precari alle paritarie, le "incognite" sul Cdm da 4 miliardi

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Matteo Renzi e (sullo sfondo) Davide Faraone, sottosegretario all'Istruzione (Infophoto)  Matteo Renzi e (sullo sfondo) Davide Faraone, sottosegretario all'Istruzione (Infophoto)

All'ultimo momento sulla riforma Matteo Renzi cambia ancora. Non più un decreto e una legge delega, ma solo un disegno di legge. Questa è la novità arrivata ieri sera da Palazzo Chigi, alla vigilia del Consiglio dei ministri, convocato per oggi, con all'ordine del giorno i provvedimenti sulla Buona Scuola. Il premier avrebbe dunque cambiato strategia, optando per un ddl, sul quale chiedere però al Parlamento "tempi certi" — così riferiscono dall'entourage— in modo tale da mandare alle opposizioni un messaggio di collaborazione, nello spirito invocato dal presidente della Repubblica. Non più un provvedimento ispirato a ragioni di necessità ed urgenza (tale è il decreto legge) ma una proposta potenzialmente aperta. Se tutti saranno rispettosi e attenti, se non ci sarà ostruzionismo, allora le ragioni di urgenza saranno rispettate dal normale dibattito parlamentare, avrebbe detto Renzi ai suoi.

Cosa ci sia dietro questo cambio di passo non è dato sapere; certo è che alcuni provvedimenti dirompenti per il loro costo, come l'assunzione a sei cifre dei precari della scuola, possono aver suggerito al premier di adottare la massima prudenza; o forse il voler a tutti costi evitare di aprire un ennesimo fronte interno al Pd, questa volta sulla parità scolastica, dopo che diversi esponenti del partito di maggioranza hanno firmato una lettera al presidente del Consiglio in cui chiedono un cambio di passo "per superare lo storico gap della scuola in tema di pluralismo e libertà di educazione", o forse il timore di incorrere nella perplessità di Sergio Mattarella quanto a un decreto che di necessario e urgente conterrebbe ben poco. O forse tutte queste cose insieme.

Nel frattempo, in attesa di nuove comunicazioni da parte del Miur, si è legittimati a supporre che il contenuto del pacchetto resti il medesimo.

Anticipata con un documento di 126 pagine nel settembre scorso, sottoposta a una consultazione generale tra settembre e novembre 2014, la riforma terrà necessariamente conto della sentenza della Corte Europea di novembre, che ha imposto all'Italia l'assunzione di tutti i docenti che abbiano avuto contratti per almeno 36 mesi. In queste settimane tra dichiarazioni del ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, anticipazioni del sottosegretario Davide Faraone, interventi dello stesso Renzi e convention del Pd, i contenuti reali sono diventati un vero e proprio rebus. Un dato certo è la copertura finanziaria, che, strano a dirsi, è definita. La legge di stabilità appena varata parla, infatti, di 1 miliardo per il 2015 e di 3 miliardi quando la riforma sarà a regime. 

Cerchiamo, con il dovuto beneficio d'inventario, di fare un po' di chiarezza sui vari provvedimenti.



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