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SCUOLA/ Un prof: "noi, sbeffeggiati da chi la tratta solo come una pedina di scambio"

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Carissimo presidente Renzi e carissima ministro Giannini, 
la questione è molto semplice: ci sentiamo presi in giro, ancora una volta sbeffeggiati da una politica che tratta la scuola come pedina di scambio e oggi di un potere sempre più logoro. 

E' ridicolo e vergognoso quello che ci avete propinato e non tanto perché non ci sarà il decreto ma semplicemente un disegno di legge, quanto perché avete impiantato un procedimento altisonante che poi alla fine si è sgonfiato.

Così potete trattare i sudditi, non noi. Non ci potete prendere allegramente per il naso ingannandoci così spudoratamente, questo non lo potete fare, è indegno di una democrazia reale.

Il vostro errore, ed è un errore grave, è stato semplicemente uno, quello di aver trattato la scuola come ambiente di consultazione per poi fare quello che avevate già in testa, ovvero niente, anche perchè quello che avete in testa è assumere i precari ma non avete i soldi per farlo. 

Carissimo premier e carissima Giannini, questa non è la Buona Scuola, perché avete dimenticato un tassello fondamentale nel costruirla, avete messo da parte noi, insegnanti, genitori, studenti, personale non docente, dirigenti che la scuola ci impegniamo a costruirla giorno per giorno.

Questo è stato, è il vostro errore, ci parlate di decreti e poi finite a fare disegni di legge e noi? Come ci considerate? Solo come terminali di un consenso? Avete sbagliato di grosso, noi non siamo le punte estreme del vostro potere, noi vogliamo una scuola che sia all'altezza della domanda dell'uomo, delle sue esigenze di verità e di bellezza. 

Questo dovete considerare, questo dovete potenziare, invece vi siete persi inseguendo vuote logiche di potere e con una scivolata finale che è molto goffa e irritante.

Vogliamo ripartire da capo? Dovreste avere questo coraggio, dovreste stracciare tutto quello che avete scritto, che a questo punto è solo cartaccia, e ripartire da noi. 

Noi siamo disponibili, è l'ultima chiamata; siamo disponibili, ma la scuola dovete lasciarla a noi. 

Sono l'autonomia e la parità la strada per cambiare la scuola, sono l'autonomia e la parità l'unica possibilità per affrontare seriamente il precariato e per dare spazio nella scuola ai giovani, sono l'autonomia e la parità la direttrice di una scuola che finalmente abbia una forza culturale, sono l'autonomia e la parità che possono riportare la scuola sul binario della formazione reale della persona. 

Questa è la riforma, unica, che dovreste fare, quella di una autonomia e una parità reali, capaci di liberare le energie educative presenti nel paese, capaci di valorizzarle pienamente. 

Senza questo la vostra riforma è una riforma sciancata e la Buona Scuola finirà, come sta succedendo ,nelle fauci della dialettica parlamentare. Vergogna.



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
03/03/2015 - In cauda venenum.. (Franco Labella)

Peccato, per una volta che condividevo quasi tutti i contenuti di un intervento di Mereghetti, è arrivato il veleno nella coda. Scrivere di "fauci della dialettica parlamentare" come se il Parlamento (di cui tutto si può dire tranne che sia in una fase di valorizzazione e proprio a causa della visione governocentrica di Renzi come insegnano i decreti attuativi del Job Act!) fosse un mostro che divora la discussione sulla scuola non è una buona chiusura. Certo andava benissimo sottolineare la strumentalità di aver blaterato per mesi di scuola ed educazione come centrali per lo sviluppo del Paese e aver cambiato poi le forme di intervento in articulo mortis (ed a quanto pare ad insaputa del ministro competente) ma a questo punto andava sottolineata la centralità del Parlamento (se si farà un dibattito serio e non dai tempi contingentati come è di moda ultimamente). Questo anche perché il riordino Gelmini è stato caratterizzato proprio dalla totale assenza di intervento del Parlamento. Certo le premesse sono pessime e tutto lascia presagire che, ancora una volta, di scuola ci si riempie la bocca senza alcuna volontà di cambiamento reale. Insomma come dicono a Napoli finirà a "chiacchiere e tabacchere e' legno che il Banco di Napoli non impegna".