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SCUOLA/ Dalla Francia: quando in una scuola cattolica 3 studenti su 10 sono musulmani

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Hanno già tirato due numeri, anche se in sostanza è più che altro un tentativo di dare sfogo alla loro rabbia e al loro desiderio di non "lasciarsi fare",  di "combattere per la libertà di parola".

 

Cioè? 

E' evidente che il loro desiderio non è educato. Come tutti i giornali e i media, dopo gli attentati si sono affannati a cercar di definire la "libertà" attraverso concetti e astrazioni, come se l'esperienza di libertà potesse essere definita. Pressoché nessuno ha pensato di verificare quali esperienze di libertà esistono, sono possibili: è l'epigono della mentalità illuministica. Questi ragazzi ne sono il frutto.

 

Ha provato ad aiutarli?

Sì, gli ho posto una domanda, dopo aver letto i loro giornali: — ma perché voi vi sentite liberi quando siete contro qualcosa o qualcuno? Così sarete sempre come una foglia in balia di dove tira il vento. Non costruirete mai niente di stabile! — Ho poi aggiunto che per me, invece, essere libero vuole dire essere per qualcuno e qualcosa. E che questo è buono e vero lo verifico perché la mia vita "cresce" in me e attorno a me.  Sono rimasti colpiti. Non so quanto abbiano capito, ma la cosa li ha intrigati. E poi gli ho detto anche di incontrarsi, anziché scrivere cose sui muri, perché è evidente che per loro incontro e dialogo sono categorie che non esistono…

 

Altre reazioni?

Alcuni ragazzi musulmani, l'indomani degli attentati, hanno cercato di giustificare quanto era successo dicendo che i giornalisti se l'erano cercata. Oppure, che era un "complotto" contro i musulmani per screditarli. Ma sono stati una minoranza e soprattutto erano la ripetizione di opinioni che circolavano sui siti internet. Altri esprimevano un sentimento di rabbia perché ancora una volta erano al centro di polemiche che mettevano in cattiva luce l'islam. Solo un po' alla volta siamo riusciti a portarli alla ragione, soprattutto dicendo che non c'era rapporto tra i terroristi e l'islam. Questo fatto li ha rassicurati: non si sono sentiti esclusi o messi all'indice.

 

E i professori?

Mi ha molto colpito la reazione di alcuni professori, alcuni di loro erano veramente "in crisi". Si chiedevano affranti: — Com'è possibile che nostri ragazzi, nati in Francia, non si sentano francesi, pur avendo la nazionalità francese? Perché considerano sempre il loro paese d'origine quello dei loro genitori? Perché non si sentono mai integrati alla società francese ma vivono in modo parallelo? In particolare, com'è possibile che la scuola, con i contenuti che insegna, non aiuti i ragazzi a integrarsi? — Sono tutte domande che esprimevano un vero desiderio di capire,  anche di mettersi in discussione. 

 

In effetti è una domanda aperta. Lei cosa ne pensa?

Il vero problema sono i figli di seconda e terza generazione, per i quali un certo islam radicalizzato rappresenta la possibilità di trovare radici. C'è un bisogno drammatico di riempire il vuoto causato da un laicismo esasperato, che in nome di una certa idea di libertà sta distruggendo ogni ideale. Da questo punto di vista, la manifestazione della domenica, cui hanno partecipato tanti capi di stato e tantissime persone, è stato un evento potenzialmente controproducente.

 

Perché?



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