BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ I-generation, quei giovani vittime dell’"effetto Apple"

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Quante volte, anche per noi cosiddetti "adulti", nei gruppi giovanili o nei consigli di classe l'obiettivo non è quello di incontrare i ragazzi e di lasciarci scuotere dalla loro umanità, ma quello di avere emozioni diverse al termine dell'incontro o dell'ora di lezione stessa, passando dalla frustrazione alla soddisfazione, dall'amarezza dell'incomunicabilità al dolce senso della riuscita.

Proprio per questo, e non per altro, tutte le nostre ricette non funzionano: esse, infatti, rimangono nel perimetro adolescenziale in cui il problema è sorto e vi rispondono dentro quella dinamica, cercando di riconciliare — o di mettere in riga — l'adolescente che abita ciascuno di noi. È chiaro che tutto questo potrebbe e dovrebbe essere spiegato in un'ottica decisamente più costruttiva, cercando di capire perché un'età così splendida — dove emerge tutta la coscienza di sé — si inceppi, ma mai come in questo frangente storico è fondamentale mettere a fuoco il problema e vederne i sintomi: i giovani non sembrano ascoltare o essere fedeli ad un determinato cammino non per un problema di "interesse" o di "mutate esigenze dei tempi", ma per una questione più radicale che riguarda la coscienza dell'Io di ciascun ragazzo, una coscienza che non riesce a portare attenzione ad altro se non a quello che interiormente sente e rivendica. 

Di fronte a questo quadro d'insieme è utile aggiungere ancora due osservazioni: ogni adolescente, infatti, pensa sotto sotto che ogni persona che lo circonda "senta" e "interpreti" la realtà come la sente e la interpreta lui. Per questo motivo gesti che a noi appaiono insignificanti, per loro diventano epocali e significativi al di là di quello che noi stessi volevamo comunicare: il mondo, in breve tempo, può essere quindi interamente interpretato e vissuto come qualcosa che è strutturalmente "contro" il loro stesso cuore. 

Ed è per questo allora, ultima postilla, che essi tendono a radunarsi, a cercarsi e a "fare gruppo": perché sentono terribilmente il bisogno di un luogo dove realmente ogni gesto e ogni parola abbiano un unico codice interpretativo, un unico valore simbolico, un'unica confortante o drammatica spiegazione. 

Capisco che molti possano ritenere che simili considerazioni, che tuttavia sono solo "brevi cenni su un universo", siano più di carattere psicologico che umano, ma invito seriamente ciascuno di noi a pensare se, almeno per un istante, non abbia distintamente avvertito, nel rapporto con i più giovani, che quello che a loro davvero manca sia proprio la realtà, l'esperienza della realtà. È quello che sperimenta l'adolescente che è in noi e che, ancora oggi, cerca di evitare in vista di un mondo, affettivo o geografico, dove finalmente le cose abbiano tutto un altro gusto, tutto un altro significato. 

Questa I-generation, quindi, prima di essere processata e condannata, va anzitutto incontrata, guardata e accolta. Consapevoli che essa non vive al di là del banco o del clamoroso gesto di trasgressione che essa ci propone, ma che dimora dentro il cuore di ognuno di noi e che quindi è ben di più di "un'età di passaggio".



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.