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SCUOLA/ Lettera di un "renziano" al premier: presidente, così affossa la scuola

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Posso darLe un consiglio, presidente? Questa della Buona Scuola è certamente una sconfitta autoinflitta. Su, non si scoraggi! Provi a estendere anche alle politiche scolastiche la visione della sinistra liberale. Provi a prendere atto che le scuole non sono più pezzi dello Stato, ma soggetti culturali della società civile. Questi luoghi sono in grado di auto-organizzarsi sul piano didattico e finanziario: le scuole pubbliche, statali o paritarie che siano, devono ricevere direttamente i soldi dal Mef in base agli alunni che vi si iscrivono. Le scuole debbono poter assumere/licenziare direttamente il personale. Anarchia totale delle diseguaglianze? A parte il fatto che oggi le disuguaglianze, sotto l'uniforme serra burocratica, prosperano sovrane, lo Stato centrale ha il diritto/dovere di valutare rigorosamente, severamente, implacabilmente ogni singolo istituto, ogni dirigente, e gli insegnanti che intendano fare un passaggio di carriera professionale dallo stadio iniziale a quello ordinario, a quello esperto. In Europa non mancano modelli importabili, per esempio quello della Thatcher-Blair dell'Ofsted.

Provi, presidente, a ripartire da Sergio Mattarella e da Luigi Berlinguer. Si metta a capo del movimento di liberazione delle scuole dal fardello burocratico del ministero centrale, provi ad avere fiducia nella responsabilità e nella libertà degli insegnanti e dei dirigenti, provi a puntare sulle scuole quali comunità educanti, nelle quali i docenti dismettano il solipsismo didattico e relazionale e siano al servizio della comunità e non della propria cattedra. A partire da questa nuova visione, potrà affrontare la questione della formazione, del reclutamento, della carriera del personale. E quindi anche del precariato.

Se Lei avrà questo coraggio, vedrà sorgere in breve tempo dalle scuole una nuova generazione giovane, motivata, generosa, competente di docenti. 

Lei deve sapere che il sistema di istruzione e educazione sta scivolando lentamente verso il collasso. Perché? Perché la nostra generazione adulta non riesce più, o sempre di meno, a passare alle giovani generazioni il testimone della civiltà e dell'Italia. Nella corsa a staffetta delle generazioni, noi adulti corriamo, ma i nostri ragazzi non ci aspettano e fuggono in avanti, a mani vuote. Questo dramma pesa ogni giorno sulle spalle di 800mila insegnanti, di ruolo o precari che siano. Ma è il dramma del Paese. Quand'ero giovane mi si diceva, citando Bernardo di Chartres, che noi eravamo dei nani sulle spalle dei giganti. Le giovani generazioni di oggi hanno spesso la sensazione di stare sulle spalle dei nani.

Il faut reculer pour mieux sauter, così raccomandava sempre a noi giovani imprudenti e scriteriati un vecchio compagno comunista che aveva diretto la guerriglia partigiana. Nella guerriglia aperta contro apparati burocratici e corporazioni sindacali, è ora giunto il tempo, anche nella scuola, di "saltare". Il rinculo momentaneo — così si spera — della "Buona scuola" può diventare un'opportunità. La colga. Rovesci il tavolo. Sono sicuro che nelle scuole gli innovatori potranno finalmente sollevare la testa. Questa accumulazione di forze è la condizione per piegare le resistenze corporative e cambiare una mentalità radicata e diffusa per la quale la scuola è un apparato ideologico di stato., e non la società civile che racconta e trasmette ai propri figli la civiltà forgiata dai padri.

Suo ostinatamente "renziano",
Giovanni Cominelli



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COMMENTI
16/03/2015 - TORNARE AL 1859-39? (GIOVANNI COMINELLI)

Purtroppo LUI non c'è più, è finito tutto a Piazzale Loreto:-)!

 
16/03/2015 - Continuazione (Stefano Di Brazzano)

Altra verità scomoda. Finché non c'era l'autonomia il ministero ogni anno pagava a decine di migliaia di docenti trasferte di durata anche di 3 o 4 settimane in alberghi più che dignitosi per gli esami di maturità. Poi si decise di passare a commissioni di ambito locale "per risparmiare". Negli stessi anni partiva l'autonomia. Ebbene, i risparmi derivati dall'eliminazione delle commissioni esterne nazionali non sono non si sono avvertiti, ma negli ultimi 25 anni la spesa del ministero è aumentata considerevolmente, come si può agevolmente verificare consultando i dati in rete. Ancora una volta contra factum non valet argumentum.

 
15/03/2015 - Tutto sbagliato (Stefano Di Brazzano)

Corretta la ricostruzione storica, totalmente sbagliata la soluzione prospettata. La soluzione corretta è tornare ad essere, in quest'ambito, napoleonici-hegeliani. Abolire da subito l'autonomia scolastica, e così sì che si libereranno presidi, docenti e segreterie da un mare di inutili scartoffie. Tornare quanto prima all'ordinamento scolastico vigente nel periodo 1862-1939, che ha fatto crescere davvero l'Italia. La riforma della scuola media di Bottai è stato un primo errore, poi ulteriormente aggravato dall'istituzione della scuola media unica nel 1962, che ha trasformato la scuola in un enorme asilo infantile e ha smesso di essere davvero formativa. Guarda caso da quando sono diventate adulte le generazioni cresciute con la scuola media unica l'Italia non solo ha smesso di crescere, ma ha piuttosto preso una triste piega involutiva. Et contra factum non valet argumentum.

 
10/03/2015 - Sottoscrivo (Paola Tonna)

Sottoscrivo i contenuti relativi alla Scuola e specialmente alla necessità di una sua riconversione antistatalista: del resto è l'unico modo per dare un senso non ipocrita alle celebrazioni dell'autonomia.

 
09/03/2015 - sottoscrivo (Flavia Bruseghini)

Sottoscrivo questa lettera chiedendo al presidente Renzi di fare presto la riforma della scuola che permetta realmente la libertà d'educazione.

 
09/03/2015 - Non ci sono molte alternative (Sergio Palazzi)

Per quanto non ostinatamente renziano (anche se ho sfidato la derisione degli storici avversari per andarlo a votare alle primarie) e anche se qua e là farei dei distinguo, credo che il messaggio sia sicuramente da sottoscrivere. Specie per quanto riguarda gli istituti tecnici industriali che potrebbero tornare ad essere tra le punte di diamante dell'istruzione, particolamente in quelle aree in cui hanno un reale inserimento nel mondo produttivo più avanzato. Che poi si possa ripensare ai lasciti di Mattarella e Berlinguer come degli esempi da seguire per una scuola aperta, libera e proiettata verso il futuro, mi sembra un'ipotesi un po' forte.

 
09/03/2015 - Sviluppipamo un ipotesi formulata nello scritto (enrico maranzana)

Potrebbe “il capo del personale della Fiat scrivere la “vision” al posto di Marchionne?”. La risposta affermativa, in ambito scolastico, ha vari significati. Tra questi: la condivisione dell’azione di una delle parti che da decenni si contendono lo scettro del potere. Da un lato il legislatore che ha sviluppato un’ipotesi per promuovere e rinforzare le qualità dei giovani, vista l’impossibilità di prefigurare lo scenario in cui si collocherà uno studente che accede alla secondaria; dall’altro lato il governo che difende un servizio frazionato in insegnamenti, scoordinato. Marchionne, che conosce le regole del gioco, avrebbe avuto un sussulto vedendo che nelle dispositive di presentazione si dichiara la volontà di trasgredire il “Principio di distinzione”, che qualifica le elaborazioni del legislatore. Marchionne avrebbe capitalizzato la nuova denominazione della scuola: “Sistema educativo di istruzione e di formazione” è un concetto che presuppone finalizzazione, unitarietà, progettazione, coordinamento, feed-back.

 
09/03/2015 - Sottoscrivo (ROBERTO PERSICO)

Sottoscrivo ogni riga, sia dell'analisi sia della proposta. E mi permetto un'idiozia: se questa lettera la sottoscrivessimo in tanti?