BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Lettera di un "renziano" al premier: presidente, così affossa la scuola

Pubblicazione:

Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Caro Matteo Renzi,

incomincerò questa breve lettera con una captatio benevolentiae, perché tra poche righe, sono sicuro, si trasformerà in una captatio malevolentiae o, peggio, florentinae malevolentiae, che pare sia la peggiore. Dunque, Le scrivo da "renziano", anche se il termine non è poi così rigoroso sul piano semantico come potrebbe invece essere per "aristotelico" o "dalemiano". Fuggito dai Ds nel 2000 — per disperazione migliorista — sono andato a votare per lei per ben due volte alle primarie, sia a quelle della polvere sia a quelle dell'altare. Mi è ritornata la speranza.

Condivido che:

1. per liberare il Paese dalle corporazioni potenti che lo soffocano come le spire di un pitone, occorra fare una riforma istituzionale della politica e perciò dell'assetto istituzionale/costituzionale del Paese. Serve una politica che governi. Non basta una politica che si riduca a carta assorbente degli interessi;

2. né i sindacati né nessun altro possa porre veti. La società civile faccia i propri compiti e la politica i propri. Il che è avvenuto sempre meno frequentemente dalla morte di De Gasperi. Le decisioni fondamentali del Paese sono state delegate sempre di più ai corpi intermedi, degenerati rapidamente in corporazioni;

3. si debba procedere rapidamente verso una riforma del sistema elettorale, che riconosca agli elettori il diritto di scegliere in un giorno il capo del governo. Avrei preferito il modello francese, ma non si può avere tutto, perché occorre decidere con tutti, tra cui la sinistra conservatrice interna e esterna al Pd, la destra conservatrice di Alfano e quella a corrente alternata di Berlusconi;

4. occorra una politica di estese e profonde liberalizzazioni, a partire dal Jobs Act. 

Insomma, per usare degli stenogrammi ideologici, condivido la Sua collocazione al punto di intersezione tra il cattolicesimo liberale e la poca sinistra liberale che c'è. 

Non condivido invece la politica della scuola, quale è stata prospettata nella "Buona Scuola" e che è andata in panne in questi giorni. 

Credo che esista una clamorosa contraddizione tra la Sua visione generale politico-programmatica e quella della "Buona Scuola", quel documento che è stato redatto dall'apparato ministeriale e poi infiorettato dal Pd. E' come se il capo del personale della Fiat avesse scritto la "vision" al posto di Marchionne. Brutto segno! Non condivido né le politiche né, soprattutto, la cultura politica che sta alle spalle. 

Le politiche: procediamo pure verso la sanatoria dei 150mila, la ventottesima dal 1947. Lei certamente non ricorda o nessuno Le ha ricordato la Doa (dotazione di organico aggiuntiva), anno di grazia 1982. La scuso: aveva solo sette anni! Era qualcosa di simile. Questa volta è gigantesca. Qual è il problema? Che non solo è di complicatissima realizzazione, a causa degli interessi stratificati e tutti legittimi, ma spesso in reciproco conflitto, di un vasto proletariato docente; non solo assorbirebbe un quantitativo ingente di risorse; ma, soprattutto, non blocca la macchina di riproduzione del precariato



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
16/03/2015 - TORNARE AL 1859-39? (GIOVANNI COMINELLI)

Purtroppo LUI non c'è più, è finito tutto a Piazzale Loreto:-)!

 
16/03/2015 - Continuazione (Stefano Di Brazzano)

Altra verità scomoda. Finché non c'era l'autonomia il ministero ogni anno pagava a decine di migliaia di docenti trasferte di durata anche di 3 o 4 settimane in alberghi più che dignitosi per gli esami di maturità. Poi si decise di passare a commissioni di ambito locale "per risparmiare". Negli stessi anni partiva l'autonomia. Ebbene, i risparmi derivati dall'eliminazione delle commissioni esterne nazionali non sono non si sono avvertiti, ma negli ultimi 25 anni la spesa del ministero è aumentata considerevolmente, come si può agevolmente verificare consultando i dati in rete. Ancora una volta contra factum non valet argumentum.

 
15/03/2015 - Tutto sbagliato (Stefano Di Brazzano)

Corretta la ricostruzione storica, totalmente sbagliata la soluzione prospettata. La soluzione corretta è tornare ad essere, in quest'ambito, napoleonici-hegeliani. Abolire da subito l'autonomia scolastica, e così sì che si libereranno presidi, docenti e segreterie da un mare di inutili scartoffie. Tornare quanto prima all'ordinamento scolastico vigente nel periodo 1862-1939, che ha fatto crescere davvero l'Italia. La riforma della scuola media di Bottai è stato un primo errore, poi ulteriormente aggravato dall'istituzione della scuola media unica nel 1962, che ha trasformato la scuola in un enorme asilo infantile e ha smesso di essere davvero formativa. Guarda caso da quando sono diventate adulte le generazioni cresciute con la scuola media unica l'Italia non solo ha smesso di crescere, ma ha piuttosto preso una triste piega involutiva. Et contra factum non valet argumentum.

 
10/03/2015 - Sottoscrivo (Paola Tonna)

Sottoscrivo i contenuti relativi alla Scuola e specialmente alla necessità di una sua riconversione antistatalista: del resto è l'unico modo per dare un senso non ipocrita alle celebrazioni dell'autonomia.

 
09/03/2015 - sottoscrivo (Flavia Bruseghini)

Sottoscrivo questa lettera chiedendo al presidente Renzi di fare presto la riforma della scuola che permetta realmente la libertà d'educazione.

 
09/03/2015 - Non ci sono molte alternative (Sergio Palazzi)

Per quanto non ostinatamente renziano (anche se ho sfidato la derisione degli storici avversari per andarlo a votare alle primarie) e anche se qua e là farei dei distinguo, credo che il messaggio sia sicuramente da sottoscrivere. Specie per quanto riguarda gli istituti tecnici industriali che potrebbero tornare ad essere tra le punte di diamante dell'istruzione, particolamente in quelle aree in cui hanno un reale inserimento nel mondo produttivo più avanzato. Che poi si possa ripensare ai lasciti di Mattarella e Berlinguer come degli esempi da seguire per una scuola aperta, libera e proiettata verso il futuro, mi sembra un'ipotesi un po' forte.

 
09/03/2015 - Sviluppipamo un ipotesi formulata nello scritto (enrico maranzana)

Potrebbe “il capo del personale della Fiat scrivere la “vision” al posto di Marchionne?”. La risposta affermativa, in ambito scolastico, ha vari significati. Tra questi: la condivisione dell’azione di una delle parti che da decenni si contendono lo scettro del potere. Da un lato il legislatore che ha sviluppato un’ipotesi per promuovere e rinforzare le qualità dei giovani, vista l’impossibilità di prefigurare lo scenario in cui si collocherà uno studente che accede alla secondaria; dall’altro lato il governo che difende un servizio frazionato in insegnamenti, scoordinato. Marchionne, che conosce le regole del gioco, avrebbe avuto un sussulto vedendo che nelle dispositive di presentazione si dichiara la volontà di trasgredire il “Principio di distinzione”, che qualifica le elaborazioni del legislatore. Marchionne avrebbe capitalizzato la nuova denominazione della scuola: “Sistema educativo di istruzione e di formazione” è un concetto che presuppone finalizzazione, unitarietà, progettazione, coordinamento, feed-back.

 
09/03/2015 - Sottoscrivo (ROBERTO PERSICO)

Sottoscrivo ogni riga, sia dell'analisi sia della proposta. E mi permetto un'idiozia: se questa lettera la sottoscrivessimo in tanti?