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SCUOLA/ Quella di Galli della Loggia? Qualcuno gli dica che il Risorgimento è finito

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In Italia solo nel quadro del nazionalismo sabaudo (legge Casati) e di quello mussoliniano (Gentile) sono stati impiantati veri sistemi scolastici utili ed efficaci. Nel dopoguerra la scuola è diventata il luogo in cui minoranze politiche hanno cercato la rivincita cercando di farla diventare luogo di formazione dell'uomo alternativo e della società alternativa a quella vigente dipinta come inumana. E questa contrapposizione tra ambiente scolastico ed ambiente sociale ha caratterizzato profondamente gli ultimi 50 anni della scuola italiana portando (a cavallo della famosa spinta sindacale) a quel misto di utopismo culturale e di degrado organizzativo che ben conosciamo.

Dunque il vero problema nostro non è ritrovare le forze e la volontà per costruire nella scuola l'uomo nuovo (cosa per altro impossibile anche solo teoricamente) ma chiederci, per un verso, come mai non riusciamo a darci un progetto vero per l'Italia. Già il povero Padoa Schioppa arrivò alla conclusione che non si riusciva a scrivere questo progetto. E non è strano, perché da noi qualunque progetto nazionale ha sempre dovuto scontrarsi con le culture più diffuse e potenti del paese, quella cattolica e quella socialista che oggi convergono traboccando nel nuovo Pd con tutte le contraddizioni che vediamo.

Dall'altro lato, in attesa della nascita di un vero progetto nazionale — che a mio parere dovrebbe comprendere le macroregioni per intercettare positivamente le caratteristiche del paese — nella scuola dobbiamo accontentarci (si fa per dire) di innovazioni funzionali e di razionalizzazioni di portata media ma che richiedono comunque già sforzi titanici. Ad esempio, il concorso di istituto per l'assunzione dei docenti, l'esempio europeo negli indirizzi e nelle quantità didattiche,  ed altri "piccoli" e non costosi traguardi sono da noi ancora impensabili. Basterebbe riuscire per ora a metterci mano per ridurre lo stato depressivo generale.

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COMMENTI
16/03/2015 - Galli della Loggia ha ragione (Stefano Di Brazzano)

L'unica terapia sensata per la scuola italiane è il ritorno all'ordinamento casatiano-gentiliano. Tutte le riforme successive da Bottai in poi hanno solo peggiorato la situazione. Tuttavia questa misura non sarà mai sufficiente perché il personale della scuola attualmente in servizio non ha la formazione necessaria a tenere in piedi un sistema serio. Un tempo chi insegnava lettere alle scuole medie inferiori aveva alle spalle una formazione ben precisa che lo rendeva idoneo al ruolo: liceo classico e laurea in lettere. Oggi abbiamo alle scuole medie docenti di lettere laureati nei più strampalati indirizzi umanistici e che hanno avuto accesso all'università in virtù del diploma di odontotecnico o di quello turistico-alberghiero. E' chiaro che persone con questa formazione non sono neppure paragonabili ai professori delle medie di appena trenta o quaranta anni fa. Consentire l'accesso all'università a tutti i diplomati quinquennali è stato un tragico errore compiuto dai soliti democristiani arrendevoli sull'onda del sessantotto (ministri Gui, Sullo, Ferrari-Aggradi ecc.), ma i danni prodotti sono incalcolabili.

 
09/03/2015 - Interrompere il circolo vizioso (Giovanni Salmeri)

Forse ho interpretato in modo troppo benevolo l’editoriale di GdL, ma sinceramente non mi è parso che esso vagheggiasse una scuola al servizio del progetto di un «uomo nuovo». Piuttosto mi pare che lamentasse al contrario lo sbriciolamento della tradizione scolastica italiana (fatta di contenuti e di spirito) sotto una miriade di riforme, riformucce e accomodamenti fatti per inseguire le mode del momento. Certo, è verissimo che l’attuale scuola è figlia dell’attuale società, tanto quanto è vero il contrario. Ma da qualche parte il circolo vizioso va interrotto, e in questo momento una responsabilità enorme grava su coloro che governano la scuola. Per esempio potrebbero iniziare a non rendere la scuola succuba di una mentalità aziendale in cui le uniche conoscenze importanti sono quelle che servono per il mondo del lavoro, o di un risibile settantottismo in cui le occupazioni degli istituti (con annessi amorazzi notturni nei sacchi a pelo) sono esperienze formative più importanti del noioso studio. È esattamente questo distruggere un’idea di scuola (che sia concepita come nazionale, regionale o comunale non cambia nulla). Il grande limite di questo editoriale di GdL è non proporre nessuna chiara terapia: ma che abbia suscitato sul Corriere un fiume di commenti positivi credo che sia il segno che la diagnosi è largamente condivisa. Da qui si potrebbe partire.