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SCUOLA/ Salvare la Buona Scuola dalle macerie dello statalismo

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Luigi Berlinguer (Infophoto)  Luigi Berlinguer (Infophoto)

Occorre una scuola aperta, ha ribadito Berlinguer, riprendendo anche lui la frase di Papa Francesco "per educare un bambino ci vuole il villaggio"; e una scuola, in più, capace di contaminarsi con la "volgarità" della pratica. La scuola per tutti, infatti, ha una tale eterogeneità che non può che essere la scuola di tutte le individualità, fatta per sviluppare i talenti e la capacità critica di ognuno. Diversamente, come sta accadendo, non riesce a formare un capitale umano capace di interagire con competenza nella fasi di cambiamento, sempre più rapide e imprevedibili. 

E mentre in Italia siamo fermi ad un sistema standardizzato, in tutto il mondo si sviluppano sistemi fortemente centrati sull'autonomia e sulla libertà di scelta educativa, sole condizioni in grado di garantire il raggiungimento delle cognitive skills necessarie oggi. 

In conclusione, anche un apprezzamento di entrambi per quanto sta facendo il governo sulla scuola, perché "occorre registrare la novità assoluta culturale di alcuni punti della Buona Scuola". Certo, "dopo 50 anni di immobilismo è evidente che per una piena parità e autonomia occorre fare una lunga marcia", e che "la detraibilità è solo un capitolo di una pluralità di misure". Tuttavia, l'idea delle detrazioni sulle rette è "assolutamente rivoluzionaria nonostante l'esiguità della cifra", così come il 5 per mille e le  detrazioni per chi investe nella scuola. Sono segnali che indicano — hanno affermato i relatori — che è cambiato il clima.

Principi rivoluzionari presenti nella legge, timidi e che potrebbero anche abortire, perché "le resistenze sono ancora elevate", ma proprio per questo da sostenere con forza, perché "oggi è una battaglia dì civiltà, che unisce posizioni diverse". E' la sola possibilità perché la breccia che si è aperta possa finalmente far crollare la diga dello statalismo. 



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