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SCUOLA/ I veri "fantasmi" del dibattito sul saper di greco e di latino

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Se veramente dobbiamo togliere il "tappo" per far rivivere il nostro liceo, come assai giustamente augura Bettini, non si deve andare a vedere, col bulino, di ritoccare la seconda prova dell'esame di Stato, alla stregua di una priorità di cui discettare come al banchetto dei sapienti; bisognerebbe invece puntare sull'aggiornamento serio dei docenti. Se, come riporta Bettini, le proposte più innovative emerse su oltre cento docenti volenterosi sono "fornire al candidato non una sola traccia, ma una rosa di più testi" da scegliere oppure "far precedere il testo da una contestualizzazione più ampia", siamo messi proprio male, a parere umilissimo dello scrivente!

Non vedo dunque un grosso cambiamento delle umane sorti progressive nella riflessione scaturita da questesodalitates se non il perpetuarsi di meditazioni bizantine mentre Costantinopoli, dopo aver perso (la) Trebisonda, cadeva nella mani di Maometto II. Il dibattito dovrebbe essere, a parere di un docente "ignorante" quale sono io, con buona pace di Socrate, essere innervato dalle interessantissime risultanze ed evidenze delle Certificazioni linguistiche latine messe in essere in Lombardia e Liguria in maniera sperimentale, grazie alla collaborazione tra Uffici scolastici regionali e la Consulta Universitaria degli Studi Latini (ma su ciò conto di tornare prossimamente per la gioia dei 25 lettori).

Mastrocola sulle pagine del Sole 24 Ore scriveva che "c'era una grande ragione secondo me nel chiedere soltanto la versione. Era una prova squisitamente tecnica e limitata. Ma altissima: era la richiesta di una precisione ed esattezza, della capacità di 'vedere' la struttura delle frasi come fosse la struttura ossea in una immagine radiografica, i connettivi sintattici, le sfumature del lessico, i sottosensi, l'ambiguità. Chiedevamo soltanto di tradurre, d'accordo" eccetera. A me sembra in realtà che la Mastrocola voglia vedere quanto la mente di un giovane del terzo millennio, un nativo digitale, pindaricamente sappia volare tra la lingua morta del latino e del greco e la lingua viva di un italiano ormai imbarbarito… Correggendo la "traduzione" delle versioni della maggioranza dei maturandi italiani, dal punto di vista tecnicistico, si accorgerebbe di cimentarsi, ahimè, solo nel calcolo del salto delle pulci.

Purtroppo non si cita, sulle pagine di quotidiani così patinati e diffusi, il lavoro sommerso di migliaia di docenti di lingue antiche, animati dal grande amore verso un mondo lontano quanto intimo, verso cui (non è retorico ribadirlo) i giovani silenziosamente tentano di immedesimarsi in vere lezioni d'amore per le lingue greca e latina.



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