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SCUOLA/ "El Dante", rispondere (700 anni prima) alle nostre domande

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Come sentii dire una volta da Anna Maria Chiavacci Leonardi, autrice di un superlativo commento alla Commedia, a una laureanda che le chiedeva il suggerimento di un argomento nuovo per una tesi su Dante, su cui in settecento anni era stato già detto tutto: "l'argomento nuovo sei tu", le rispose la Chiavacci, perché nessuno ha mai avuto il rapporto con Dante che puoi avere tu. 

Per questo due avvertenze fondamentali: la prima, che il peggior lettore di Dante è chi potrà obiettare che Nembrini si immedesima troppo, personalizzando eccessivamente il testo dantesco. Come se esistesse un Dante oggettivo! Non esiste testo che non passi dentro una sensibilità particolare: tutto il problema è di lealtà, innanzitutto con il fondo umano, storico e culturale da cui sgorgano le pagine dantesche, e Nembrini ne ha da vendere. La seconda è che il peggior nembriniano, invece, è chi sostituisce Nembrini a Dante, chi evita la propria lettura con l'alibi di questa già splendida lettura; chi, cioè, vede il dito ma non la luna e ripete Nembrini ideologizzandolo, ma senza coglierne il tentativo metodologico: fedeltà assoluta al testo, fedeltà assoluta all'esperienza. Tanti di noi hanno detto, quasi involontariamente, dopo averlo ascoltato: "mi è venuta voglia di andarmi a leggere Dante". Ed è questa voglia — ne sarà testimone chi lo vedrà questi lunedì su Tv2000 — che non si può tradire: quella di rimettersi in cammino, di scoprire in prima persona, di vederci sempre più chiaramente, di non dare niente per scontato. Di lasciar esplodere la bomba Dante. Sentendo che deborda da tutte le parti, che ce n'è abbastanza, insomma, per ricominciare una lettura nuova. E una vita nuova.



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