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SCUOLA/ Ddl, ora Renzi deve scegliere tra autonomia e centralismo

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

E' però anche vero che da qualche parte occorre cominciare e non c'è dubbio che la responsabilizzazione dei ds rispetto al processo autonomistico può essere un buon punto di partenza. In questa prospettiva il dl ha un impianto chiaro, non ambiguo e, tutto sommato, condivisibile. 

Per non "annacquare" il buon punto di partenza, però, occorrono condizioni altrettanto chiare e non ambigue. 

1. In primo luogo l'azzeramento totale del precariato (mi sembra questo un buon motivo per non sparare a zero sul piano di assunzioni straordinario) e l'apposizione di ostacoli insormontabili al suo ricrearsi. Solo in questo modo si può sperare di voltare pagina ed entrare nel mondo del "dover essere" e cioè quello fatto di concorsi pubblici seri per accedere all'insegnamento e di possibilità (e non obbligo come è oggi con l'esistenza delle graduatorie) per i ds di chiamare tra gli abilitati coloro che rispondono alla programmazione dell'offerta formativa della scuola.  

2. In secondo luogo occorre distinguere le funzioni di gestione del ds da quelle di indirizzo politico nella scuola: il ds non può assumerle entrambe, rischio una deriva autoritaria e soprattutto non rispettosa dei diversi attori che compongono la comunità della scuola: i docenti, gli studenti, le famiglie, il personale amministrativo. Insomma il consiglio di istituto deve avere una configurazione più precisa di indirizzo politico di quanto non è attualmente configurato nel ddl. Se ciò non accadrà il ds che emergerà dal ddl sarà piuttosto un "superburocrate" che risponderà solo all'amministrazione scolastica e non alla comunità di riferimento della scuola. 

3. In terzo luogo occorre che a fianco del ds siano individuate figure "professionali" di sistema: una vera e propria leadership intermedia. Figure che lo stesso ds deve potersi scegliere e a cui deve potersi riconoscere una professionalità diversa da quella del ruolo unico della docenza.    

Infine un'avvertenza ai manovratori: per rendere effettiva l'autonomia occorre ridurre al minimo utile le prescrizioni dall'"alto" (le molestie burocratiche prodotte dall'immensa mole di circolari ministeriali di ogni genere e tipo) ed invece fortificare al massimo i meccanismi e le procedure di responsabilizzazione delle scuole nell'utilizzo delle risorse sia economiche che umane. (autovalutazione, valutazione, rendicontazione sociale…).

Solo così potremo sperare di veder decollare l'autonomia e con essa una effettiva responsabilità delle scuole.  



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COMMENTI
28/04/2015 - i granellini da togliere per una vera autonomia (Claudio Cereda)

totalmente d'accordo con le osservazioni della professoressa POGGI. 1) il DS gestisce ma serve una governance diffusa. 2) diminuire il peso del centralismo romano fatto di adempimenti, circolari e burocrazia. 3) in una azienda delle dimensioni e del peso della scuola autonoma servono vere figure di staff.