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SCUOLA/ Tyler McCubbin, docente gay. Un'altra occasione perduta

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Gli studenti della Dowling Catholic High School in protesta (Immagine dal web)  Gli studenti della Dowling Catholic High School in protesta (Immagine dal web)

Dentro questo attacco agli affetti a trecentosessanta gradi bisogna ripartire dal soggetto a trecentosessanta gradi, bisogna ripartire dal cuore, riprendere a costruire quel punto unitario che fa della persona il valore che viene prima e che può emergere e maturare anche dentro queste laceranti e dure contraddizioni. È un momento decisivo per la scuola. Ad ogni livello si dovrà decidere se condurre una lotta sui valori, sia a livello cattolico sia a livello laico, oppure se costruire l'umano.

Il problema allora non è se il prof. McCubbin possa insegnare, ma che cosa insegni; mentre la lotta ideologica scatenata dall'una e dall'altra parte appositamente lascia in ombra il punto chiave, il fatto che un ragazzo o una ragazza di oggi ha bisogno di una persona unita, di quella coerenza ideale di cui parla don Luigi Giussani nel Rischio educativo.

Certo, come ha detto Papa Francesco, chi sono io per giudicare? Il che però non esime affatto chi insegna dall'interrogare innanzitutto se stesso, chiedendosi che cosa significhi per lui insegnare e chi sia lui per insegnare. Che egli si ponga esplicitamente questa domanda è molto più importante di tanto scontro ideologico, dove ognuno dal suo punto di vista ha ragione, ma di fatto senza entrare dentro la realtà.

Il problema non è se il prof. McCubbin sia gay oppure no, ma che cosa sia per lui insegnare e se insegnare implichi un impegno educativo. Di questo però non si parla, come spesso accade, e così si perde l'ennesima occasione di andare al cuore dell'educazione. 



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COMMENTI
16/04/2015 - Insegnante omosessuale (roberto castenetto)

Se capisco bene, al di là del caso specifico che bisognerebbe conoscere bene, nell'attuale scontro in atto tra difensori dei principi non negoziabili e neolibertini, non si dovrebbe prendere posizione, ma ripartire dal cuore, ovvero dal desiderio di verità e felicità che c'è in ogni uomo. Entrambi i fronti infatti avrebbero delle ragioni, ma non sufficienti. E poi nella scuola del prossimo futuro ci sarà di tutto e di più e bisognerà imparare a convivere. Penso a Pasolini, che era un ottimo docente, ma dovette lasciare l'insegnamento. E penso a Testori che in un cero senso ne raccolse il testimone, ma da cristiano. Per tanti di noi sono diventati dei modelli, ma siamo lontani anni luce da quanto accade ora nelle scuole, dove si sta diffondendo un'ideologia perversa che deve essere combattuta, come sono state combattute le altre ideologie del Novecento.