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SCUOLA/ Conchiglie belle, ma vuote. NVB e la (vera) crisi dell'educazione

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Najat Vallaud-Belkacem, ministro francese dell'Education nationale (Immagine dal web)  Najat Vallaud-Belkacem, ministro francese dell'Education nationale (Immagine dal web)

I valori di cui parliamo sono come le conchiglie che raccogliamo sulla spiaggia d'estate. Le troviamo attraenti e le prendiamo per ricordo, nonostante siano dei gusci vuoti. Non ci passa per la mente che, in principio, queste conchiglie contenevano al loro interno degli organismi viventi attaccati a una roccia o fondale che le rendevano vive. Ora, invece, si sono staccate e quindi sono morte. Rimane la conchiglia ma non c'è più vita; sono "belle" ma vuote. 

Si può fare un parallelo con i "valori laico-repubblicani", perché non si sa più di cosa si parla dato che non sono più attaccati se non a un discorso. Difatti, neanche la ministra ne può parlare. Salvo "la libertà d'espressione", modello Charlie. Qui, però, si pone un altro problema. Nei mesi scorsi si è cercato di trovare una definizione che esprimesse che cos'è la libertà di esprimersi. L'idea soggiacente era di rendere "universale" la libertà anarcoide di Charlie, come valore repubblicano. Da qui sono sorte le resistenze e i boicottaggi in certe scuole. Nessuno, però, ha potuto immaginare che la libertà non nasce da una definizione o da un concetto filosofico illuminista, bensì da un'esperienza. Invece di spiegare ai ragazzi che cos'è la libertà, perché non li si aiuta a riflettere quando la sperimentano? 

Questo progetto ha delle conseguenze molto drammatiche nella società e soprattutto nella scuola. Se, infatti, la grande maggioranza della popolazione musulmana ha rifiutato l'idea di libertà alla Charlie, oltretutto politicamente è una strategia suicida poiché quella frangia di mussulmani "moderati" non potranno aderire a un tale modello di libertà. 

Nella mia scuola ho visto, all'inizio con piacere, i ragazzi ritrovare il desiderio di "giudicare" quanto era accaduto nella forma di un giornalino. Ma dopo quattro numeri è risultato una catastrofe, perché è emerso in modo chiaro che la loro libertà d'espressione è un'accozzaglia di tutto quello che non va nella società e già si legge altrove. La loro idea, non essendo educata, si traduceva per forza in un esser contro tutto quello che non pensano loro. Ho chiesto a uno di loro: "ma la libertà non può essere costruire qualcosa insieme?". Nessuna risposta. Mi sono accorto che non potevano rispondermi perché non potevano, forse, nemmeno capire la mia domanda.

Questo silenzio è inquietante sia nei giovani che negli adulti che vivono a scuola. Nell'intervista di NVB, infatti, coloro che già sono presenti a scuola sono totalmente screditati. Occorrono i "formatori" — gli esperti — per saper parlare ai ragazzi. Per impedirgli "di andare a cercare su un sito che cosa bisogna pensare". Come non bastasse, abbiamo anche i "riservisti" ossia "cittadini di riserva.... ognuno con un'esperienza da raccontare in classe" per "diffondere nelle scuole i valori della Repubblica". Penso che questi volontari siano delle brave persone e quindi degne di rispetto. Tuttavia, chi stabilisce che l'"esperienza" che raccontano ha un qualche interesse? Chi decide che siano capaci di comunicare l'esperienza che hanno vissuto, a dei giovani?



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COMMENTI
18/04/2015 - Non fidarti di nessuno che abbia + di 30 anni? (Giuseppe Crippa)

Qui si sessantottino mi sembra ci sia il commento, non l’articolo. Le personalità in formazione degli studenti non devono essere lasciate a sé stesse ma devono ricevere dagli educatori la testimonianza delle idee (e più ancora degli ideali) che queste persone più adulte dovrebbero avere. Poi, dopo aver ascoltato e meditato, che si facciano pure una propria opinione…

 
18/04/2015 - Nostalgie sessantottine (Moeller Martin)

Specie verso fine dell'articolo si ha sempre più l'impressione che mascherato da educazione si invochi il pensiero unico superiore. Come si permette di mortificare uno studente con le sue lodi al 'costruire qualcosa insieme' frutto della sua personalissima opinione? Guai a 'spiegare' ai ragazzi la guerra palestinese come se fosse un fatto storico perché è ancora cronaca dai contorni incerti ed in piena evoluzione. E perché sarebbe negativo che i ragazzi conoscono i problemi del mondo che li circonda da informazioni e pareri raccolti da fonti diverse? Forse perché non coincide con il suo punto di vista personale? I ragazzi vanno educati nel migliore dei modi, quindi il massimo del nozionismo possibile (sapere è potere!) accompagnato dalla capacità al ragionamento autonomo e non da indottrinamento preconfezionato. Nel nome della libertà si rispetti la loro autonomia di pensiero e si insegni loro la vera logica ed il vero ragionamento in modo astratto ed asettico tramite materie scentifiche e testi classici. Dobbiamo avere fiducia in loro e lasciarli liberi di farsi una propria opinione su Charlie.