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SCUOLA/ La didattica dell'arte e la sfida del califfato

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Michelangelo, Studio per la Sibilla (Immagine dal web)  Michelangelo, Studio per la Sibilla (Immagine dal web)

Detto che questo passaggio verso una maggiore praticabilità dell'opera d'arte, cioè la lezione di Walter Benjamin sulla sua riproducibilità nelle mille forme dello schizzo, fotografia, video, tipiche della nostra epoca, è perfettamente riuscita, almeno nella concezione della didattica museale nostrana (e non solo nostrana), c'è però da osservare che rispetto alle esigenze degli alunni e delle opere stesse che sono da ammirare nei musei si richiede oggi un passo ulteriore. 

L'osservazione si impone rispetto alla distruzione dell'opera d'arte nell'epoca della sua "non riproducibilità" nei paesi occupati dallo stato islamico. Le statue del museo di Mosul, i resti della città di Ninive, le rovine di Hatra e tutto il resto che viene picconato dai jihadisti dimostra che l'opera d'arte ha un valore intrinseco che non deriva né dalla sua funzionalità, né dalla sua riproducibilità. Nemmeno dalla sua eccezionalità. Deriva dalla sostanziale carica umana di cui sono dotate. L'opera in se stessa richiama l'umanità dalla quale nasce ed è espressione di una memoria che richiede la partecipazione di chi la osserva. Da questa tensione, che trascende il puro livello dell'analisi, intendono distogliere, per sempre, i nuovi distruttori. Il dramma dei patrimoni culturali annientati dall'Isis rimbalza nella nostra attualità. 

Che fare dunque dei "nostri" ancora ricchi e ridondanti percorsi museali da attraversare con i nostri alunni spesso così distratti? Occasioni di apprendimento: ecco quello che forse manca, nonostante le pregevoli innovazioni logistiche e tecnologiche di cui è in molti casi arricchita la proposta museale per le scuole. C'è sempre bisogno di qualcuno, l'insegnante ricco in umanità, che introduca gli alunni ad una comprensione dell'opera tramite un lavoro di riflessione sulla propria esistenza da parte di chi guarda e di ampliamento degli orizzonti della ragione. Le categorie del tempo e dello spazio non bastano; occorre la profondità. Si tratta in ogni caso di testimonianze legate da un filo rosso, tutto da scoprire nella libertà interpretativa che deve fare riferimento alle nostre più profonde esigenze di vero e di bello. Anche un percorso nel più piccolo luogo artistico della nostra terra, non ancora martoriata, può condurci allora a casa più ricchi e maturi. Perché abbiamo fatto un incontro con chi, nelle forme più varie, ha voluto parlare a noi oggi.

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COMMENTI
22/04/2015 - Scuola e califfato (Moeller Martin)

Solo Lei sa cosa c'entra l'insegnamento dell'arte e della musica nella scuola italiana con il califfato. Ma di sicuro la furia distruttrice dell'Isis non è rivolta all'arte fine a se stessa ma ai siti e reperti archeologici in particolare. 'Non avrai altro Dio al di fuori di me' mal si concilia con la testimonianza che l'uomo sia esistito ed abbia saputo dar vita ad una cultura al di fuori del solo modello di società perfetta perché regolata dalle sacre scritture. Oltre tutto, se la cultura esisteva già PRIMA, si può ben supporre che esisterà anche DOPO di loro. Pensiero questo difficile da accettare da parte di chi crede di operare in nome del Divino! Questo tipo di furia distruttiva non è una novità nella storia ma anzi è molto frequente in ogni sistema estremista, sia esso religioso, razziale o politico. Gli stessi cristiani demoliscono i templi definiti degli atei.

 
22/04/2015 - conferma (ANTONIO Saini)

Proprio un paio di giorni fa ho fatto esperienza di quanto scritto nell'articolo. Avendo intenzione di visitare la Cappella degli Scrovegni di Padova, mi sono messo alla ricerca di informazioni su di essa. Uno dei siti utilizzati è stato quello di Tripadvisor dove ci sono anche commenti dei visitatori. Mi ha incuriosito il fatto che ci fossero, oltre a commenti molto positivi, 2 commenti che davano "valore" PESSIMO. Ho voluto vedere come mai e mi sono trovato con 2 commenti che letteralmente dicevano: 1) "fa schifo"; 2) "dovevano buttarla giù". Ho provato una grande tristezza per la disumanità di queste due persone.