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SCUOLA/ Quando imparare un lavoro è bello e "naturale" come il legno

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Il Salone del mobile di Milano ha da poco chiuso i battenti e rimane forte l'immagine di un settore, quello del legno-arredo, deciso ad andare sempre più al largo mettendo l'acceleratore alla sua anima innovatrice e di eccellenza. Proprio come per gli alberi, però, per crescere occorre avere le radici ben piantate per terra. Per questo forse, insieme alle luci, al design, alla perfezione, all'ingegnosità dei tanti oggetti visti al Salone, viene da ripensare ad una piccola area, pochi metri quadrati, molto semplice, situata stranamente nell'istallazione più in vista dell'evento, la "Passeggiata" firmata da Michele De Lucchi, uno dei più affermati architetti e designer italiani. 

Due tavoli da lavoro, circondati da ragazzi adolescenti in camice cachi, alcuni adulti intenti a seguire i ragazzi impegnati a levigare, intagliare, piallare…; in giro, scalpelli, seghe, trapani, un tornio, pezzi di legno grezzi e oggetti di vario tipo in via di lavorazione. Sono gli studenti e gli artigiani del Polo formativo di Lentate sul Seveso, piena Brianza, che FederlegnoArredo ha portato in fiera per mostrare su quali radici sta costruendo il suo avvenire. 

"I giovani sono il futuro e le nostre aziende hanno bisogno di giovani entusiasti e con una buona preparazione", dice Giovanni Anzani, presidente della Fondazione Rosario Messina che gestisce la scuola insieme ad Aslam (Associazione scuole lavoro alto milanese). La scuola offre due percorsi: quello professionale di base e l'Its (Istituto tecnico superiore) per figure di marketing orientate all'estero. E' molto importante come è stato pensato il Polo: le imprese sono a fianco dei professori nella formazione dei ragazzi. In un momento in cui la disoccupazione giovanile supera il 40%, il settore offre grande opportunità di lavoro per professionalità che si stanno perdendo. Con l'industria moderna, infatti, i cambiamenti di costume, di mode e gusti, i tradizionali mestieri d'arte sono andati in crisi, e i ragazzi che prima andavano "a bottega" sono andati in fabbrica perdendo la possibilità di acquisire sapere e abilità e divenendo quasi accessori di macchinari e linee di produzione. Le scuole professionali, dopo gli anni del boom in cui hanno saputo offrire un'ottima preparazione, sono diventate col tempo luoghi separati dall'industria, e hanno iniziato ad essere considerate formazione di serie C, contrapposta alla cultura "nobile" e "disinteressata". "Si è pensato che la scuola professionale formasse l'operaio del domani, che le aziende avrebbero poi sfruttato — aggiunge Anzani —. Ma professioni come quella del maestro ebanista, ad esempio, è tutt'altro che di serie C". 

Marco, Simone, Luca, Ivan, Dame e gli altri studenti presenti al Salone mostrano il perché. Ivan è il più grande, ha 17 anni, è moldavo, frequenta il primo anno del corso professionale per operatore del legno. "Il legno è il futuro, dice senza esitazione, trattato con alcuni prodotti, può arrivare a durare anche 100/150 anni". Durante la fiera ha costruito delle scatole di legno su un progetto dell'architetto De Lucchi e, insieme a un intagliatore, ha fatto "uscire dal legno" una rosa che aveva disegnato. 



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