BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ 25 aprile, meglio Pavese (e Cavaglion) della lezioncina dell'Anpi

Pubblicazione:

Cesare Pavese (1908-1950) (Immagine dal web)  Cesare Pavese (1908-1950) (Immagine dal web)

Del resto si continuano ad investire risorse ed energie e soldi in manifestazioni e iniziative che di poco scalfiscono la lettura ideologica della resistenza che — almeno nella scuola — resiste con censure e faziosità. Nell'ambito delle iniziative di una Commissione Scuole-Comune di Sesto San Giovanni (Milano) ho proposto di intervistare — data la disponibilità di Radio Popolare — per il 70° della Liberazione l'autore della Resistenza spiegata a mia figlia ma… sono ancora in attesa di una risposta!

"Ogni volta che si parla di Resistenza volano gli insulti; a chi si scaglia contro il 25 aprile e si propone di abolirlo, si risponde con una generica mozione di affetti: La Resistenza non si tocca! A forza di non toccarla, nessuno sa più che cosa sia. I morti sono tutti uguali! Esclamano gli uni. Diseguali sono le vite a seconda di come sono state vissute! sermoneggiano i Soloni del politicamente corretto. Torna in mente il grande Totò:Toglimi una curiosità, tuo zio è sempre morto?". Ecco un altro stralcio del libro di Cavaglion che certo, non con una battuta di spirito ma studiando le date, portando fatti e documenti, propone una lettura di chiare fresche e dolci verità che, ad esempio, ha fatto sì che qualche (sic) docente nelle scuole italiane l'abbia adottato per l'esame di Stato. 

Ed è pure accaduto che ad uno di questi esami di Stato, degli studenti, che avevano letto La Resistenza durante l'anno, si sono trovati nella condizione di dover spiegare agli insegnanti (sic!) della Commissione, "cresciuti" in una lettura politicizzata della resistenza, che il fascismo non è stato un regime sanguinario come e più del nazismo, che esso non fu dittatura o movimento reazionario ma totalitarismo e movimento rivoluzionario a sfondo utopico… Benché in tutti questi anni siano state stanziati quattrini su quattrini — e benché si sia in regime spending review — la conoscenza della storia della Liberazione tra i giovani ristagna nella morta gora del politically correct. Inoltre ai docenti che non si sono aggiornati su una lettura autentica della resistenza, corrispondono — per contrappasso dantesco — quegli studenti per i quali (è successo in una scuola brianzola!) oppositori al fascismo come Sturzo, Gramsci, Matteotti, Rosselli e partigiani come  Parri, Togliatti, De Gasperi, De Gregori (Porzus), il fratello di Pasolini sarebbero la stessa cosa!

E se una ragione c'è di questa approssimazione nello studio della storia, essa non risiede solo nei libri di testo che brillano per piaggeria ideologica verso gli editori, ma nei mass media e nella sottocultura della classe media degli insegnanti che continuano con i luoghi comuni sul 25 aprile. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
27/04/2015 - Al delirio ha risposto Mattarella (Franco Labella)

Ho letto tre volte l'articolo, mi dispiace scriverlo delirante, del collega Emmolo in un crescendo di meraviglia e sconcerto. Ci sono affermazioni (il fascismo che non è stata una dittatura?) che non vale nemmeno la pena di commentare. Non si può immaginare di scrivere un articolo su un tema come quello della Resistenza e della Liberazione mettendo insieme lamentele assurde (che in un articolo Cazzullo debba parlare del ruolo delle Forze Armate nella Resistenza solo perché Emmolo così avrebbe fatto), esperienze limitate e accuse generiche ed indimostrate come quella relativa a libri di testo i cui autori scriverebbero per piaggeria verso gli editori!!!! Quanto alla "lezioncina" dell'ANPI: ma Emmolo ha mai partecipato ad una manifestazione con membri dell'ANPI? O giudica anche la testimonianza di chi c'era "retorica"? A me è capitato di sentire due giorni fa, Benevento, la testimonianza di chi c'era e non l'ho minimamente giudicata una "lezioncina". Insomma meglio leggere ai miei studenti le parole di Mattarella che quest'articolo.

 
25/04/2015 - resistere "dentro" (Giuliana Zanello)

Non sono un'esperta e, da semplice insegnante di Italiano, non ho dubbi sull'eccellenza di Pavese e Fenoglio, che propongo, purtroppo non sempre nella misura che vorrei. Dunque non ho particolari patenti per discutere la fondatezza delle affermazioni di Emmolo; ho solo un ricordo familiare: uno zio, soldato semplice, cui dopo l'8 settembre e dopo tre anni di guerra, fu detto dai suoi superiori di tornare a casa; cioè di traversare a piedi mezza Italia per tornare lassù, nel suo estremo nord est, dove i tedeschi sarebbero rimasti fino alla fine, uccidendo ancora ben dopo il 25 aprile '45. Quel semplice popolano, dopo la sua oscura ma terribile odissea, tornò a casa. Per qualche mese riuscì a nascondersi in paese, ma poi... i rastrellamenti erano quotidiani. Dunque, o farsi repubblichini o andare "a lavorare" in Germania. Di politica non sapeva nulla, ma repubblichino no: quella non era l'Italia; quanto ad andare a "lavorare" in Germania, questa volta non era come per tanti, quasi tutti, del suo paese privo di lavoro, non era il solito andare in Germania a buscarsi onestamente il pane: questa volta andarci voleva dire far durare di più la guerra. Fu così che scappò in montagna, per non farsi fascista, per non aiutare la Germania nazista. Potendo, sarebbe rimasto a casa. Ma lì, resistere "dentro" proprio non si poteva!