BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ 25 aprile, meglio Pavese (e Cavaglion) della lezioncina dell'Anpi

Pubblicazione:

Cesare Pavese (1908-1950) (Immagine dal web)  Cesare Pavese (1908-1950) (Immagine dal web)

Nella scuola italiana si moltiplicano le occasioni per la memoria (27 gennaio: Shoah, 10 febbraio: foibe, 6 marzo: i Giusti, 24 aprile: genocidio degli armeni…) ma la freschezza della verità storica  non arriva agli studenti, per la semplice ragione che la memoria ridotta al dovere (di ricordare) così come la verità ridotta a dottrina sarà sempre lontana dal "nostro" presente ed estranea alla vita di tutti i giorni. Non bastano le palate di moralismo né il ricorso a film, arte, musica e teatro per tenere in vita la lettura imbalsamata degli eventi; i giovani sono "altrove", ovvero dove c'è vita verità e  storia! 

Come si può perpetuare una memoria ridotta al calendario senza alcun nesso con l'urgenza di intercettare e rimuovere le ragioni profonde che portano tutti, giovani e adulti, nel nostro presente ad esser tentati di cinismo e antipolitica? Si vuole volontaristicamente piegare il presente, il nostro, che è attraversato da una profonda esigenza di cambiamento, con la celebrazione di un passato? Si assiste per lo più a iniziative sulla memoria "irrigidite da impalcature retoriche tali da rendere impossibile il solo parlarne" (A. Cavaglion), quando invece si tratta di proporre nel presente la riscoperta della Politica e la sua bellezza, ovvero la passione per il bene della polis, comune e di tutti.

Le recenti pagine sul Corriere della Sera (11 aprile) per l'imminente festa della Liberazione, a firma di Cazzullo e Carioti, noti giornalisti, non dicono nulla di nuovo nello specifico; sì, di nuovo vi è il lancio di un piano editoriale di libri sulla resistenza — peraltro noti — come quelli di Pavese o Fenoglio; autori, questi, che — guarda caso — raramente vengono adottati dagli insegnanti, almeno nella nostra scuola — e pertanto non provocano il benché minimo cambiamento culturale. Comunque nei summenzionati articoli non si fa cenno al contributo che l'esercito italiano ha dato nella lotta di liberazione: che fine ha fatto la storia della divisione Acqui sterminata a Cefalonia? Dov'è la storia di Porzus, dell'Osoppo sterminata dai Gap? E la storia delle centinaia se non migliaia di militari finiti in Germania a lavorare o a costruire V1 e V2 nei sotterranei di Amburgo? 

Sempre sul Corriere, nell'intervista di Carioti a Smuraglia, presidente dell'Anpi, ci tocca leggere che gli eccidi dei partigiani sarebbero state ingigantiti per denigrare il movimento, che in guerra "ci sta" (!) che si facciano delle crudeltà o processi sommari… e quindi le stesse inchieste di Giampaolo Pansa alla fine sarebbero strumentali o comunque rientrerebbero nella natura delle cose? No comment. Gap o Sap non sono semplici onomatopee, erano bande partigiane: non è lecito chiedersi se hanno o no — al di là delle intenzioni — contribuito agli eccidi dei tedeschi?  



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
27/04/2015 - Al delirio ha risposto Mattarella (Franco Labella)

Ho letto tre volte l'articolo, mi dispiace scriverlo delirante, del collega Emmolo in un crescendo di meraviglia e sconcerto. Ci sono affermazioni (il fascismo che non è stata una dittatura?) che non vale nemmeno la pena di commentare. Non si può immaginare di scrivere un articolo su un tema come quello della Resistenza e della Liberazione mettendo insieme lamentele assurde (che in un articolo Cazzullo debba parlare del ruolo delle Forze Armate nella Resistenza solo perché Emmolo così avrebbe fatto), esperienze limitate e accuse generiche ed indimostrate come quella relativa a libri di testo i cui autori scriverebbero per piaggeria verso gli editori!!!! Quanto alla "lezioncina" dell'ANPI: ma Emmolo ha mai partecipato ad una manifestazione con membri dell'ANPI? O giudica anche la testimonianza di chi c'era "retorica"? A me è capitato di sentire due giorni fa, Benevento, la testimonianza di chi c'era e non l'ho minimamente giudicata una "lezioncina". Insomma meglio leggere ai miei studenti le parole di Mattarella che quest'articolo.

 
25/04/2015 - resistere "dentro" (Giuliana Zanello)

Non sono un'esperta e, da semplice insegnante di Italiano, non ho dubbi sull'eccellenza di Pavese e Fenoglio, che propongo, purtroppo non sempre nella misura che vorrei. Dunque non ho particolari patenti per discutere la fondatezza delle affermazioni di Emmolo; ho solo un ricordo familiare: uno zio, soldato semplice, cui dopo l'8 settembre e dopo tre anni di guerra, fu detto dai suoi superiori di tornare a casa; cioè di traversare a piedi mezza Italia per tornare lassù, nel suo estremo nord est, dove i tedeschi sarebbero rimasti fino alla fine, uccidendo ancora ben dopo il 25 aprile '45. Quel semplice popolano, dopo la sua oscura ma terribile odissea, tornò a casa. Per qualche mese riuscì a nascondersi in paese, ma poi... i rastrellamenti erano quotidiani. Dunque, o farsi repubblichini o andare "a lavorare" in Germania. Di politica non sapeva nulla, ma repubblichino no: quella non era l'Italia; quanto ad andare a "lavorare" in Germania, questa volta non era come per tanti, quasi tutti, del suo paese privo di lavoro, non era il solito andare in Germania a buscarsi onestamente il pane: questa volta andarci voleva dire far durare di più la guerra. Fu così che scappò in montagna, per non farsi fascista, per non aiutare la Germania nazista. Potendo, sarebbe rimasto a casa. Ma lì, resistere "dentro" proprio non si poteva!