BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ 25 aprile, meglio Pavese (e Cavaglion) della lezioncina dell'Anpi

Pubblicazione:

Cesare Pavese (1908-1950) (Immagine dal web)  Cesare Pavese (1908-1950) (Immagine dal web)

Per esempio l'attentato di via Rasella che ha poi portato all'eccidio delle Fosse Ardeatine: valeva la pena sterminare un battaglione di tedeschi con quelle conseguenze di oltre 300 civili assassinati con un colpo alla nuca? La scusante "ma sì, si era in guerra(Smuraglia) è una spiegazione "inspiegabile", se pensiamo che poi i tedeschi con i loro boia tipo Erich Priebke o Walter Reader davano seguito alle rappresaglie giustificandosi allo stesso modo dei partigiani, dicendo "si era in guerra"; almeno dopo tanti anni e in occasione del 70° sarebbe ora di fare qualche riflessione critica. Magari farsi qualche domanda, se non proprio farsi venire qualche dubbio. 

Eppure Cesare Pavese nel suo formidabile La casa in collina l'aveva ben capito: la Liberazione o è la festa di una ritrovata unità di tutti gli italiani o è la solita alchimia di potere, il solito gioco al ribasso, lo stesso di una politica (leggi: casta) – quella di oggi — lontana dal servire il popolo, che tiene i giovani lontani ed estranei, tanto più se il pulpito da cui è insegnata è la scuola. Pavese al vedere i corpi dei repubblichini sull'asfalto in una pozza di sangue, dovendo scavalcarli per passare oltre scriveva: "Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccenda altrui. Non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l'impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi, tenga noialtri inchiodati a vederli… ci si sente umiliati perché si capisce — si tocca con gli occhi — che al posto del morto potremmo essere noi… Per questo ogni guerra è una guerra civile".



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
27/04/2015 - Al delirio ha risposto Mattarella (Franco Labella)

Ho letto tre volte l'articolo, mi dispiace scriverlo delirante, del collega Emmolo in un crescendo di meraviglia e sconcerto. Ci sono affermazioni (il fascismo che non è stata una dittatura?) che non vale nemmeno la pena di commentare. Non si può immaginare di scrivere un articolo su un tema come quello della Resistenza e della Liberazione mettendo insieme lamentele assurde (che in un articolo Cazzullo debba parlare del ruolo delle Forze Armate nella Resistenza solo perché Emmolo così avrebbe fatto), esperienze limitate e accuse generiche ed indimostrate come quella relativa a libri di testo i cui autori scriverebbero per piaggeria verso gli editori!!!! Quanto alla "lezioncina" dell'ANPI: ma Emmolo ha mai partecipato ad una manifestazione con membri dell'ANPI? O giudica anche la testimonianza di chi c'era "retorica"? A me è capitato di sentire due giorni fa, Benevento, la testimonianza di chi c'era e non l'ho minimamente giudicata una "lezioncina". Insomma meglio leggere ai miei studenti le parole di Mattarella che quest'articolo.

 
25/04/2015 - resistere "dentro" (Giuliana Zanello)

Non sono un'esperta e, da semplice insegnante di Italiano, non ho dubbi sull'eccellenza di Pavese e Fenoglio, che propongo, purtroppo non sempre nella misura che vorrei. Dunque non ho particolari patenti per discutere la fondatezza delle affermazioni di Emmolo; ho solo un ricordo familiare: uno zio, soldato semplice, cui dopo l'8 settembre e dopo tre anni di guerra, fu detto dai suoi superiori di tornare a casa; cioè di traversare a piedi mezza Italia per tornare lassù, nel suo estremo nord est, dove i tedeschi sarebbero rimasti fino alla fine, uccidendo ancora ben dopo il 25 aprile '45. Quel semplice popolano, dopo la sua oscura ma terribile odissea, tornò a casa. Per qualche mese riuscì a nascondersi in paese, ma poi... i rastrellamenti erano quotidiani. Dunque, o farsi repubblichini o andare "a lavorare" in Germania. Di politica non sapeva nulla, ma repubblichino no: quella non era l'Italia; quanto ad andare a "lavorare" in Germania, questa volta non era come per tanti, quasi tutti, del suo paese privo di lavoro, non era il solito andare in Germania a buscarsi onestamente il pane: questa volta andarci voleva dire far durare di più la guerra. Fu così che scappò in montagna, per non farsi fascista, per non aiutare la Germania nazista. Potendo, sarebbe rimasto a casa. Ma lì, resistere "dentro" proprio non si poteva!