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SCUOLA/ Leggere per essere più "liberi". Anche in tempo di web

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Nelle nostre società, sempre più complesse, globalizzate, interconnesse, competitive e interessate da un processo di mutamento continuo e da fenomeni di discontinuità, dal punto di vista sociale siamo di fronte a società liquide, a rischio, multietniche e  culturalmente plurali.

In questo nuovo scenario, la lettura consapevole, lo studio mirato e strutturato, il potenziamento della cultura e della formazione, aiutano l'acquisizione di "capitale umano" e una maggiore diffusione del "capitale sociale", le nuove variabili strategiche che caratterizzano la complessità dello sviluppo.

Infatti, lo sviluppo non è più basato su un'ottimale combinazione dei fattori economici tradizionali (materie prime, capitali finanziari e tecnologie), ma sul ruolo determinante di tre variabili fondamentali: a) Politiche innovative basate su ecosostenibilità, smart technologies e creating shared value (visione strategica); b) Cultura, competenze e valori condivisi (capitale umano); c) Rispetto delle regole (legalità), clima di fiducia ed efficace interazione tra Istituzioni e attori economici e sociali (capitale sociale).

Siamo oramai nell'era digitale, l'interattività e la connettività contribuiscono a definire nuovi linguaggi e inedite modalità di comunicazione. Infatti, in merito al ruolo dei nuovi linguaggi e allo scarso grado di pervasività nell'uso delle tecnologie nel sistema scolastico, in Italia non si è ancora affermata un'efficace integrazione delle Ict nei processi di insegnamento e apprendimento, poiché esse risultano essere ancora relegate nei laboratori di informatica o a pratiche amministrative decisamente tradizionali.

La maggioranza dei docenti italiani, a parte alcune lodevoli esperienze pilota che stanno sperimentando nuove metodologie nelle classi 2.0, sembra che non abbia ancora compreso pienamente le opportunità e le potenzialità insite nelle nuove tecnologie, soprattutto sul piano della didattica, alimentando quel rischio che vede i ragazzi non comprendere perché la loro frequentazione con l'uso delle tecnologie informatiche sia da circoscrivere alle attività extra scolastiche, lontane dai processi di apprendimento formale. Su questo piano, le esperienze internazionali maturate in altri sistemi scolastici suggeriscono, invece, che l'integrazione delle Ict nella pratica e nella vita scolastica, benché non risolutiva di tutti i mali della scuola, appare in gran lunga una best practice utile per favorire l'insegnamento personalizzato e una buona socializzazione a un comportamento orientato a una logica di lifelong learning, in linea con la strategia Europa 2020. 

Infatti, a proposito dell'influenza sempre più netta delle Ict sul sistema educativo — come chiariscono diverse ricerche — è necessario elaborare una diversa strategia di insegnamento/apprendimento e di conduzione delle stesse lezioni in classe, poiché l'interazione tra media digitali (e-book) e la comunicazione interattiva (smartphone, iPad, tablet, pc), che rappresentano i fenomeni più eclatanti del mutamento sociale e dell'industria culturale all'inizio di questo millennio, stanno rivoluzionando il mondo della lettura e dello studio. 

I nuovi media mettono in crisi il regno della carta stampata gutenberghiana e fanno emergere una nuova cultura digitale che si afferma attraverso uno stile comunicativo orientato all'interazione attiva, all'autonoma produzione di contenuti, all'elaborazione in team (Dropbox; Google Drive) e alla condivisione (blog e social networks). 



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