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SCUOLA/ La "società del pallottoliere" contro l'autonomia e gli studenti

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Le Linee guida sono, poi, soprattutto un testo imbarazzante che si rivolge a un'Italia scolastica che non esiste più o, se esiste ancora, è quella residuale di un passato ormai alle nostre spalle: la scuola che aspetta disposizioni, anziché assumere decisioni. 

Qualcuno ha parlato del ritorno di una "pedagogia di Stato" e cioè di un concreto tentativo di orientare in una direzione l'attività didattica, gli orientamenti ideali, le scelte culturali. Ipotesi non da escludere: è possibile che attraverso il proposito di omologare la definizione delle competenze si verifichi, più per inerzia che per deliberata opzione (come poteva accadere 20-30 anni orsono in piena battaglia ideologica), qualcosa del genere. 

Quello che si può sicuramente dire è che se ci si inoltra nella strada tracciata dalle Linee guida non si va lontano. Si resta oscillanti tra ministero che emana grida di manzoniana memoria, scuole "vecchie" che si adattano ed altre — quelle che già vivono proiettate nel domani — che fingono di adattarsi e se ne infischiano. Senza libertà vince la burocrazia neocentralista, ma è una vittoria di Pirro. 

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COMMENTI
27/04/2015 - competenze chiave di cittadinanza (Claudio Cereda)

Presentando in Collegio e in riunioni di approfondimento le competenze chiave di cittadinanza che, se non ricordo male, comparvero nei provvedimenti di Fioroni sull'obbligo, ne ho sempre sottolineato il carattere di obiettivo alto che spesso non è posseduto nemmeno dagli adulti (docenti e DS) e ho invitato a farne buon uso nella didattica (puntare a ...). Poi è venuto il riordino e sono comparse linee guida e Indicazioni, lette dai più volenterosi, ma largamente ignorate nella pratica quotidiana. Adesso si passa alla certificazione e c'è il rischio citato da Chiosso e io aggiungo quello di creare adempimenti inutili in cui nessuno crede. Il mio consiglio è quello di lavorare a fondo (e senza improvvisazioni dell'ultima ora) sulla II prova dell'esame di stato da strutturare come prova di contesto (come avviene con la prova di matematica del BAC francese) poi, come spesso accade la scuola adeguerà la sua didattica al tipo di saper fare richiesto. Non credo infine che lavorare sulle competenze sia piatta didattica da mondo del lavoro. Saper applicare le conoscenze in contesti nuovi mette in moto parecchie facoltà intellettuali e non è banale capacità applicativa. Non credo per altro che lavorare sulle competenze escluda saldi riferimenti teorici. Impariamo dalla fisica: esperienza, ruolo della analogia, modelli, strutture assiomatiche e legame con il mondo reale (teorie come reti, concetti terici e regole di corrispondenza).