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SCUOLA/ Presidi, docenti, organico funzionale: tutto quel che manca al ddl

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Matteo Renzi con il ministro Giannini sullo sfondo (Infophoto)  Matteo Renzi con il ministro Giannini sullo sfondo (Infophoto)

Solo in questa ottica è concepibile un terzo mandato, ma poi bisogna cambiare perché, per definizione, il ds è uno che non si deve sedere. Se qualcosa di analogo deve valere per i docenti è bene che negli Usr si cambino le consuetudini nei contratti dei ds.

Il progetto triennale di cui è protagonista il ds, che vedo già oggetto di scambi al ribasso per depotenziarne il significato e fingere di dare più potere ai vecchi organi collegiali, mi pare una buona idea, ma anche una scommessa per via delle mille variabili che rischiano di non farlo funzionare: la inadeguatezza dei due organi che a livello regionale e centrale dovranno vagliarlo, la mancanza di un sistema di orientamento in ingresso efficace che rende aleatorio, di anno in anno, il numero di classi iniziali, la variabilità dell'interpretazione delle norme su mantenimento dell'autonomia e/o accorpamenti, il tema delle reggenze, che vanno assolutamente azzerate e devono rimanere un evento eccezionale e transitorio. 

In proposito vedo un punto di criticità negli istituti di istruzione superiore, insiemi di scuole con finalità disomogenee e spesso con organici tra loro impermeabili. Molto meglio, se si vogliono costruire istituzioni autonome tra i 1.000 e i 2.000 studenti, con dei ds all'altezza del loro ruolo, unificare scuole delle stesso tipo, non necessariamente nello stesso comune, piuttosto che mettere insieme scuole vicine ma eterogenee con collegi docenti che non possono avere una visione prospettica unitaria. Penso agli istituti tecnici tecnologici dove una unica istituzione scolastica potrebbe avere indirizzi diversi nei diversi comuni, senza concorrenze al ribasso, ma puntando alla creazione di poli specialistici ottimali per quanto riguarda la qualità dei docenti e gli investimenti di laboratorio.

Nel periodo 2008/2011 ho lavorato molto sull'alternanza scuola lavoro e sugli aspetti di governance dell'istituzione (comitato tecnico-scientifico) e mi sono fatto qualche idea sul da farsi.

Nel disegno del governo, in termini ordinamentali, l'alternanza diventa una cosa decisamente seria in termini di prescrittività. Ma, affinché ad una teoria seria segua una pratica seria, sono necessarie alcune puntualizzazioni. 1) Eliminare lacci normativi in ordine al monte ore delle diverse discipline. 2) Evitare i progettifici in cui l'alternanza si esaurisce nella compilazione di un sacco di schede che nessuno legge. In alternanza si va dentro a un'impresa e si vive la vita concreta del mondo del lavoro con i suoi tempi e le sue regole e quel che si fa viene valutato e va in pagella. 3) Rendere la partecipazione dei docenti alle attività di alternanza parte integrante del proprio monte ore lavorativo e prevedere (visto che si ha un risparmio) che al posto del lavoro d'aula si possano recuperare risorse per l'apertura della scuola e l'allargamento dell'offerta formativa (vedi organico funzionale). 4) riprendere alcune idee importanti presenti nel Dlgs della riforma Moratti sulla struttura 2+2+1 anziché 2+3. Qualcosa di quelle idee è rimasto nel riordino Gelmini, ma in forma molto attenuata. Bisogna riprendere l'idea che l'anno terminale è quello in cui si tirano le fila, in cui si fanno attività monografiche e di ricerca, in cui l'alternanza gioca un ruolo essenziale per il proprio progetto di vita e per la formazione della personalità.



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