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SCUOLA/ Tra ddl, sciopero, deleghe etc. è di nuovo merce di scambio

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Trasformato il decreto in disegno di legge, avevo pensato, santa ingenuità, che questo rinvio potesse quanto meno avere il merito di consentire una riflessione pacata, potenziando gli aspetti positivi e rivedendo quelli negativi, e invece sembra di essere fuori dello stadio prima di un derby. Nei molteplici emendamenti e contro emendamenti, si è persa ogni certezza: deleghe troppo numerose e contraddittorie, silenzi incomprensibili (che ne è del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, ora Cspi, rieletto proprio in questi giorni?), continui cambiamenti di parere su chi e come sarà dietro la cattedra all'inizio di settembre. 

Adesso siamo in presenza di uno sciopero generale (indetto per il giorno in cui sono previste le prove Invalsi, perché la vita è piena di coincidenze!), ma non riesco a trovare nelle dichiarazioni dei promotori, o di nessun altro per dire la verità, alcuna proposta costruttiva, ma molte frasi fatte. Che cosa vogliono le organizzazioni degli insegnanti e chi a loro si è accodato? Che si cancelli qualsiasi tipo di innovazione, tornando alla legge Casati o forse anche alla scuola preunitaria, abolendo l'autonomia, sopprimendo le scuole paritarie, decapitando i presidi, reclutando senza alcun criterio selettivo? E del tanto decantato merito che ne facciamo? 

Scusami il sarcasmo, direttore, forse anche il cattivo gusto, ma sono proprio scossa. Mi sembra di stare in una di quelle orribili separazioni in cui i coniugi usano il figlio come strumento per farsi del male, incuranti del danno che gli procurano. Ma chi sono i coniugi in questo caso? Chi vuole che cosa dalla scuola, che a questo punto faccio fatica a pensare come "buona"? E di fronte a questa noncuranza in cui il bene di tutti viene ignorato in favore (favore? Ma per piacere!) di interessi privatistici, mi vengono in mente le belle cose che molti, insegnanti genitori e studenti, hanno non solo detto ma faticosamente realizzato in tutti questi anni, e che sembrano cancellate da un desiderio di distruzione che non si cimenta con nessuna articolata proposta positiva. 

Ma questa proposta non cercherò di elaborarla. Non io, non ora. Si trova già nel lavoro silenzioso di chi preferisce il fare al parlare, e quindi non ha tempo di elaborare discorsi ad effetto. Non so che cosa succederà il 5 maggio, non so che cosa succederà alla buona scuola, non ho idea della legge che ne uscirà. Dico, sommessamente, a chi si preoccupa del gradimento di una parte, magari cospicua di docenti e dei loro rappresentanti, che forse bisognerebbe pensare seriamente a otto milioni di ragazzi, alle loro famiglie, e ai molti  insegnanti che, come me, non riescono a capire, ma continuano a costruire quel rapporto educativo serio che, nel generale sfascio, mi sembra l'unica cosa che resta, e resterà, in piedi. Nonostante tutto. 

E quindi, caro direttore, scusami, ma per questa volta non saprei davvero che cosa scrivere, anche se resto

Tua affezionata Luisa Ribolzi



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COMMENTI
30/04/2015 - condivisione (rita bigelli)

Luisa sono d'accordo con te, fatico a tenere il filo di tutto ciò che gira intorno alla "Buona Scuola". Ho capito che chi sta elaborando il progetto ha competenze di scuola solo perché l'ha frequentata in gioventù (come tutti). Purtroppo si perderà un'altra occasione, fortunatamente il popolo della scuola lavora, elabora, produce in silenzio.

 
30/04/2015 - Qualche segnale di chiarezza... (Franco Labella)

Luisa Ribolzi ha ricostruito con chiarezza il grado di confusione che regna sovrano quando si affronta il tema della "Buona scuola" e della sua traduzione in atti. Poi, però, accusa i sindacati promotori dello sciopero del 5 maggio di non avere una proposta concreta. Provo, da convinto futuro aderente allo sciopero, a spiegare quali sono le motivazioni chiare ed inequivoche. Se il quadro non è chiaro e se assistiamo alla proposta di tutto ed il contrario di tutto (a titolo di es. dal DS dotato di superpoteri al Ds elettivo) non si può pretendere che ci siano dei "Si" propositivi ma chiari "No" che sono propositivi di una chiarezza invocata da chi opera nella scuola. No al DS che seleziona i docenti, no a scuole "autonome" che rischiano di diventare autarchiche. No al ritardo nell'affrontare un tema urgente (la stabilizzazione dei precari) che diventa merce di scambio per fare accettare un modello di scuola che nulla ha nè di innovato nè di partecipato. Sull'organico funzionale: ma qualcuno ha chiarito che l'organico è funzionale a progetti e temi ed insegnamenti scelti dalle scuole? Perché mi è capitato di ascoltare, in un recente convegno, la folla idea che gli insegnamenti da potenziare non avrebbero un monte ore determinato ma risulterebbero un indistinto "potenziamento" affidato al docente che capita. Insomma per dirla con chiarezza: chi finora si sta occupando di "Buona scuola" non ha la più pallida idea di come funziona la scuola senza aggettivi.