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SCUOLA/ Tra ddl, sciopero, deleghe etc. è di nuovo merce di scambio

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Caro direttore,
ti ringrazio di avermi chiesto un contributo per aiutare i lettori de ilsussidiario.net a capire che cosa sta succedendo alla (e intorno alla) Buona Scuola. Mi dispiace, sai che cerco sempre di rispondere al meglio alle tue richieste, ma questa volta non ce la faccio proprio. Ho cercato, non credere: ho letto comunicati e contro comunicati, ipotesi e smentite, dietrologie e davantologie, critiche ed esaltazioni, e getto la spugna. Non posso aiutare nessuno a capire quel che io stessa non capisco. All'inizio, pareva che sulla scuola si giocasse la reputazione del governo, con Renzi in visita alle scuole del paese, la Giannini che rassicurava le folle sulla tenuta e sulle buone intenzioni del ministero, e la soddisfazione (anche mia, lo confesso, anche mia!) sul fatto che finalmente si fosse capito che l'educazione è la partita su cui si gioca non il futuro del governo, ma quello del paese, e dei singoli cittadini. 

Una volta uscito il documento, con il suo titolo accattivante e la sua grafica di taglio moderno (a dire la verità ricordava un po' troppo i manifesti sul riciclo comparsi in stazione a Milano, coincidenza che a distanza di mesi si è rivelata più profetica del previsto), si sono comprensibilmente alzate voci e difesa e voci critiche: la mia idea era — e resta — che mancasse una visione lungimirante del sistema scolastico, e che si desse troppo spazio alla questione del reclutamento dei precari, ma è pur vero, mi dicevo, che si tratta di un nodo incancrenito che va sanato, magari non con l'ottimismo un po' semplicistico del documento, ma insomma, pareva che la prospettiva giustificasse anche alcuni svarioni. L'autonomia reale latitava ancora, i problemi della governance erano sottostimati, quanto alle scuole paritarie pareva di essere in quel quarto canto dell'Inferno in cui Virgilio e Dante si inoltrano conversando di cose di cui il tacere è bello (cercando la citazione, per inciso, ho in visto che pochi versi prima si parla di "bella scola"…).    

La consultazione popolare è stata vastissima, quanto utile non saprei, ma insomma si è creato un interesse diffuso a parlare di questi temi, anche se nel frattempo molte cose cambiavano in corso d'opera, introducendo sia delle migliorie che delle peggiorie, e intanto le voci si trasformavano in grida. Nessuno sembrava aver messo in conto che la scuola è una tipica organizzazione multitasking, in cui gli interessi dei diversi soggetti possono essere in contrasto tra loro: il preside dotato di adeguati poteri di governo è stato visto come un despota sanguinario che avrebbe passato il suo tempo a vessare gli insegnanti della gleba. E pensare che vent'anni di studi dell'organizzazione scolastica mi avevano portato a pensare che una forte governance fosse una condizione necessaria per il buon funzionamento della scuola stessa… Ma è solo un esempio.



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COMMENTI
30/04/2015 - condivisione (rita bigelli)

Luisa sono d'accordo con te, fatico a tenere il filo di tutto ciò che gira intorno alla "Buona Scuola". Ho capito che chi sta elaborando il progetto ha competenze di scuola solo perché l'ha frequentata in gioventù (come tutti). Purtroppo si perderà un'altra occasione, fortunatamente il popolo della scuola lavora, elabora, produce in silenzio.

 
30/04/2015 - Qualche segnale di chiarezza... (Franco Labella)

Luisa Ribolzi ha ricostruito con chiarezza il grado di confusione che regna sovrano quando si affronta il tema della "Buona scuola" e della sua traduzione in atti. Poi, però, accusa i sindacati promotori dello sciopero del 5 maggio di non avere una proposta concreta. Provo, da convinto futuro aderente allo sciopero, a spiegare quali sono le motivazioni chiare ed inequivoche. Se il quadro non è chiaro e se assistiamo alla proposta di tutto ed il contrario di tutto (a titolo di es. dal DS dotato di superpoteri al Ds elettivo) non si può pretendere che ci siano dei "Si" propositivi ma chiari "No" che sono propositivi di una chiarezza invocata da chi opera nella scuola. No al DS che seleziona i docenti, no a scuole "autonome" che rischiano di diventare autarchiche. No al ritardo nell'affrontare un tema urgente (la stabilizzazione dei precari) che diventa merce di scambio per fare accettare un modello di scuola che nulla ha nè di innovato nè di partecipato. Sull'organico funzionale: ma qualcuno ha chiarito che l'organico è funzionale a progetti e temi ed insegnamenti scelti dalle scuole? Perché mi è capitato di ascoltare, in un recente convegno, la folla idea che gli insegnamenti da potenziare non avrebbero un monte ore determinato ma risulterebbero un indistinto "potenziamento" affidato al docente che capita. Insomma per dirla con chiarezza: chi finora si sta occupando di "Buona scuola" non ha la più pallida idea di come funziona la scuola senza aggettivi.