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SCUOLA/ Graduatorie, Renzi le chiude ma i congelati Ssis le riaprono

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Se qualcuno pensasse veramente che con l'assunzione di 100mila precari Renzi metterà la parola fine al precariato nella scuola, giova ricordare che l'assunzione in massa, ope legis, è tutt'altro che nuova. Anzi, ha rappresentato la regola e non l'eccezione nelle politiche di reclutamento dei docenti. 

La stessa Costituzione, se perentoriamente afferma che "agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso", aggiunge tuttavia, subito dopo, "salvo i casi stabiliti dalla legge". La storia della scuola italiana è così costellata da stati di ordinaria eccezionalità: graduatorie di precari da cui attingere per assunzioni con concorsi "riservati", o per soli titoli, o con nessun concorso, fino a prevedere per legge che in modo ordinario la metà delle assunzioni avrebbe attinto dalle graduatorie dei precari. 

Così già avvenne nell'immediato dopoguerra, poi negli anni Settanta per far fronte all'aumento di studenti: oltre 400mila assunti senza concorso né abilitazione. Ancora, nel 1982, con 85mila assunti in sovrannumero. Nel 1999 si crearono le "graduatorie permanenti", rendendo così evidente la regolarità dell'eccezione e nel 2006 fu varato un piano straordinario di 150mila assunzioni, che avrebbe dovuto, nelle intenzioni, chiudere definitivamente la partita del precariato. Nel 2007 il ministro Fioroni trasformò le graduatorie permanenti in graduatorie "a esaurimento". Un semplice auspicio, naturalmente, perché pur essendo teoricamente "ad esaurimento" e quindi formalmente chiuse, queste graduatorie sono state costantemente riaperte da sentenze dei tribunali amministrativi. 

Solo quest'anno oltre tremila diplomati magistrali sono stati inseriti nelle Gae dai Tar e ancora due giorni fa una sentenza del Consiglio di Stato ammette alle Gae "con riserva" anche i congelati Ssis, cioè chi non aveva completato la formazione per altri impegni formativi e poi si era ritrovato con le Ssis eliminate dalla legge 133/2008. 

Niente di nuovo sotto il sole, quindi. Anche questa volta assisteremo all'ennesima sanatoria, ma il precariato non scomparirà. D'altronde, i precari sono utili a molti. Al ministero, che così può disporre di un esercito di riserva da utilizzare in un sistema scolastico mobile, funzionale ai suoi fabbisogni. Ai sindacati e ad associazioni varie, che trovano nel precariato una ragione di esistenza. E ai precari stessi, che con la retorica del diritto acquisito, possono ambire all'ennesima sanatoria, per un posto pubblico senza concorso. Ci si rassegni: siamo condannati a rivedere il fallimento di una gestione centralistica che, mentre viene invocata per eliminare definitivamente il precariato, non fa che riprodurne di nuovo.



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