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SCUOLA/ Studenti liberi e studenti detenuti, una sfida comune alla fragilità del vivere

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Si dice che il carcere — date le recidive — non renda migliori: questo esperimento però sembra portare in una direzione diversa. Non è scontato nemmeno che a scuola ci si debba comportare da giusti: non basta frequentare, occorre imparare, giorno dopo giorno, con la costanza e la relazione virtuosa e lo studio, il senso di responsabilità. 

Gli attori-studenti hanno messo in scena un testo scritto dal grande Eugène Jonesco sulla base di un fatto storico realmente accaduto nel lager di Auschwitz: la storia di Massimiliano Kolbe, frate polacco morto nell'agosto del '41 dopo aver offerto la propria vita in cambio di quella di un deportato. L'iniziativa è stata possibile grazie a due associazioni di volontariato, "Croce padre Kolbe" e "Incontro e Presenza", benemerite perché sono accreditate presso il ministero di Grazia e Giustizia per il reinserimento dei detenuti a fine pena. Merito dell'iniziativa in parte va a Gariwo, gruppo di persone attente alla memoria del Bene nella storia e che hanno promosso il fenomeno storico dei Giusti in Italia e in Europa. E tuttavia la scintilla che ha permesso tutto è l'unità didattica sull'Illuminismo: tutto è partito dallo studio del grande Cesare Beccaria e dal suo Dei delitti e delle pene. 

E così, dai banchi di scuola, si è potuta agganciare la realtà umana del carcere. Come attraversare la contraddizione e la complessità di un contesto educativo problematico come quello della scuola? Con una proposta, rendendo bello l'apprendimento e l'insegnamento, tutti presenti e pazienti come all'appello della prima ora in classe, senza cedere al lamento, al j'accuse, insomma senza dover aspettare sempre tutto dall'alto. E' l'esperienza di una positività in atto che consente di non demordere e non fluttuare nell'azione educativa, tenendo fisso lo sguardo sulla proposta e l'eventuale corrispondenza negli studenti che  si muovono e seguono, in una parola si responsabilizzano. Occorre coinvolgere gli studenti in un percorso che va dalla relazione personale  alla messa in atto di momenti espressivi: da una mostra a un'uscita didattica, a un diverso viaggio di istruzione, a un teatro in cui al centro sia la didattica e l'apprendimento quotidiano, in un gioco paziente, nel tempo, correggendo le strategie se è il caso, comunque puntando sulla positività di una proposta che richiede la libertà dei ragazzi.  

E' recente un articolo sul Corriere di Pierluigi Battista che lamenta la "messinscena" del rogo di libri sui gay da parte dei giovani di Forza Nuova. Con tutta la stima per l'editorialista del Corriere, che paventava un improbabile ritorno del nazismo (non ci sono più le stesse condizioni storiche), come non capire che il dramma è nelle scuole e nelle agenzie educative, che non intercettano la voragine — oramai — del bisogno di modelli, di incontri, di proposte? 



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