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SCUOLA/ Studenti liberi e studenti detenuti, una sfida comune alla fragilità del vivere

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In un dibattito pubblico perfino don Gino Rigoldi, che di emarginazione se ne intende, ebbe a dire: "siete voi a scuola che potete offrire l'effettiva possibilità che i giovani si educhino e crescano responsabili, perché quando vengono da noi (al Beccaria) i guai son già stati fatti!". 

Nel corso dei primi tre mesi del 2015 si sono tolti la vita, all'interno delle carceri italiane, già dieci detenuti su un totale di 21 decessi (rivista Ristretti orizzonti)Non è solo questione di condizioni disumane in cui l'unica liberazione sembra essere la morte, ma — come per i giovani o gli studenti delle nostre scuole — si tratta di guardare bene la persona di oggi, la sua paura di esistere, la fragilità del vivere, l'inconsistenza di se stessi, l'orrore dell'inadeguatezza di sé, una solitudine incolmabile e incancellabile. Se gli insegnanti non intercettano la "realtà", se la loro  preoccupazione non passa da una posizione intellettualisticamente critica alla passione per ciò che caratterizza l'uomo oggi la loro sarà azione vana. 



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