BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Costi standard e IeFP, ecco l'anomalia che "impoverisce" le Regioni

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Il recentissimo studio dell'Isfol sui costi dell'istruzione e formazione professionale mette in evidenza che, a fronte di un'offerta in crescita, si verifica negli anni una diminuzione dei finanziamenti dei percorsi delle istituzioni formative che, per la prima volta, sta interessando oggi anche le regioni del Nord. Dei due autori, Giulio Maria Salerno e Giacomo Zagardo, intervistiamo quest'ultimo sulla situazione che si è creata.

Come giudica lo stato della IeFP in Italia?
Se prendiamo in considerazione la risposta delle famiglie e degli allievi che si iscrivono, l'istruzione e formazione professionale (IeFP) sembra un settore in continua espansione. L'appeal che suscita tra i ragazzi più "difficili" per il carattere di praticità e concretezza dell'insegnamento professionalizzante è alto e anche gli imprenditori ne stimano i risultati, se facciamo riferimento alla "speranza di assunzione" espressa dall'ultima indagine Excelsior. Questi dati sono oggi confermati anche dal XIII monitoraggio sulla IeFP, uscito sul sito dell'Isfol nello stesso giorno, dal quale emerge la costante ascesa delle matricole della IeFP ormai vicine, per numero, a quelle del primo anno dell'istruzione professionale tradizionale.

Qual è il quadro attuale dei finanziamenti?
Chi considerava la IeFP delle istituzioni formative come un argine contro la dispersione rischia di veder perdere l'efficacia di questo dispositivo professionalizzante nel giro di pochi anni. Il "pubblico sociale" (non si può parlare più di "privato sociale" in un sistema ormai a regime) verrebbe stretto in un "costo di sopravvivenza" (survival cost) molto diverso dal "sustainability cost" raccomandato in Europa.

Nello studio si parla di sussidiarietà invertita. Che significa?
Cresce sensibilmente la quota della IeFP scolastica, che da alcuni anni detiene l'assoluta maggioranza di iscritti, assumendo un ruolo "sostitutivo" invece che "sussidiario". Questa deriva di sussidiarietà "invertita" — secondo l'espressione di Salerno — è determinata dal fatto che i percorsi delle istituzioni scolastiche non pesano sulle regioni ma costano, comunque, un terzo in più alla collettività attraverso lo Stato che ne paga gli oneri in toto.

Ha funzionato il ritorno alla scuola attraverso la sussidiarietà?
Dal punto di vista di chi lavora nell'istruzione professionale, la scolasticizzazione del settore è certamente un elemento di maggiore garanzia per la stabilità dell'impiego dei docenti. Specialmente al Sud, le Regioni hanno rinunciato a esporre un'offerta bilanciata, accentuando la spesa della collettività attraverso un massiccio impiego della sussidiarietà integrativa. Tuttavia, a giudicare da alcuni risultati (tasso di prima occupazione, tasso di successo dei percorsi, tasso di inclusione di stranieri e diversamente abili) le istituzioni formative mostrano in media per le stesse qualifiche esiti migliori con costi inferiori. A questo si aggiungono le apprensioni espresse dall'indagine sulla dispersione della Commissione cultura della Camera e quelle della Confindustria, preoccupata, in un quadro di crescente precarietà, di conservare la tipicità delle istituzioni formative. Infine, ci risulta che le difficoltà di tenuta della sussidiarietà integrativa stanno spingendo alcune regioni del Centro-Sud a rivedere con flessibilità i loro modelli: una tra tutte la Toscana.

Quali sono le principali conclusioni dell'indagine?



  PAG. SUCC. >